Settembre al Borgo: un immenso Enrico Ruggeri rapisce il pubblico del Teatro della Torre di Casertavecchia

Enrico Ruggeri
Enrico Ruggeri, Credit Photo Gennaro Buco

Una serata all’insegna della musica d’autore è andata in scena ieri sera, nella magica location della torre medievale del Borgo di Casetavecchia con un grande Enrico Ruggeri e la sua band. Il concerto fa parte della serie di serate musicali organizzate nell’ambito del 48esimo Settembre al Borgo.

Una carrellata di successi nati dal periodo adolescenziale fino ad oggi, ricchissimo di collaborazioni, partecipazioni stabili e occasionali, scrittura di testi, presenze in programmi televisivi e talent per l’amatissimo cantautore che, durante tutta la sua carriera,
ha sperimentato diverse forme di approccio alla musica, sia in gruppo che da solista.

L’artista ha ricordato canzoni nate per il programma di RAI 1 “Una storia da cantare”, bella esperienza sia da conduttore che da cantante, dato che attesta la grande curiosità e versatilità del cantante bolognese.

L’artista si è presentato con brani che caratterizzano i suoi esordi, per poi fare un excursus di tutta la sua vita artistica, accompagnandosi con la sua chitarra elettrica; se dovessimo definire il suo genere saremmo in difficoltà, poiché il rock non è il solo “abito”che veste la personalità di Ruggeri, anche nelle canzoni intimiste e nostalgiche esprime benissimo i sentimenti profondi.

Sia i fan che i neofiti hanno avuto modo di apprezzare la grande ricercatezza delle sonorità, gli arrangiamenti in continua modulazione e modernità acustica, mai esagerati e sempre originali, con il contributo di strumenti quali la fisarmonica, la tromba, il flicorno, la batteria, la chitarra acustica ed il pianoforte.

Molto generoso sul palco, Ruggeri ha ringraziato il lavoro fatto dai tecnici e dai fonici che, come ben sappiamo, in questo periodo sono fermi e ha auspicato un repentino ritorno alla normalità.

I brani proposti sono stati tanti, anche in forma di “midley”, come quelli presentati ai vari Festival di Sanremo nel corso degli anni, in primis “Si può dare di più”, con cui vinse insieme a Umberto Tozzi e Gianni Morandi, “Contessa”, un omaggio a Lucio Battisti con “Non è Francesca”, al grande Fausto Mesolella con “Il musicista” ed alla città di Sarajevo con la canzone “Primavera a Sarajevo”. Non poteva mancare “Quello che le donne non dicono” e “Mistero”, che è stato anche un programma televisivo di cui ne è stato conduttore.

Un ricordo è andato anche al grande Felice Gimondi, ciclista in competizione con “il cannibale” Eddy Merx, di cui era amico e rivale, grande idolo di Enrico Ruggeri, cui ha dedicato la canzone “Gimondi e il cannibale”.

La performance è andata avanti per un’ora e mezza tra gli applausi e le ripetizioni corali del pubblico che, come spesso avviene, sono intervallate all’esibizione dell’artista, tra giochi di luce ed una scenografia particolare, con la poltrona che fa parte integrante degli spettacoli
di Enrico Ruggeri, quale posto d’onore per la sua chitarra.

Misurato, professionale e gentile, a sorpresa, ha chiamato alla fine del concerto il Direttore artistico della kermesse Enzo Avitabile per ringraziarlo dell’invito e porgergli i complimenti per l’organizzazione dell’evento, nonostante siamo in tempo di covid e, in duetto, hanno cantato “Il mare d’inverno”, forse una delle più famese canzoni canzoni scritte da Ruggeri e portata al successo da Loredana Bertè.

A richiesta del “bis” la band ha eseguito altri tre brani, quasi a voler ricominciare… Insomma il concerto ha davvero lasciato il segno, in una notte mite e stellata, con un leggero venticello fresco che al Borgo, di questi tempi, è di casa.