Settembre nei versi di Leonardo Sciascia

Settembre nei versi di Leonardo Sciascia

L’estate è finita e le piogge settembrine sembrano dirle addio, mentre gli studenti ormai hanno iniziato l’anno scolastico. Dopo tre mesi siccitosi, con a volte dei rovesci a dir poco tropicali, le piogge inizieranno a farsi vedere, sì, ma non con regolarità. Non vuole essere un bollettino meteorologico ma solo un aprire gli occhi su come i cambiamenti climatici abbiano mutato il ritmo regolare delle stagioni. Infatti, secondo le previsioni settembre avrà una temperatura più alta rispetto agli anni passati. Proprio dedicata alla pioggia è la poesia scelta, scritta dal grande Leonardo Sciascia.

Leonardo Sciascia, un poeta contro la malavita

L’anno scorso si sono festeggiati i 100 anni di Leonardo Sciascia, intellettuale di notevole spessore culturale, dedito al giornalismo, al teatro, alla saggista ed alla poesia. Aggiungiamoci anche politico e critico d’arte. Fu il primo a mettere in guardia dalla nascita del movimento mafioso e per questo critico contro diversi sistemi, da quello politico a quello giudiziario. Una vita dedita alla scrittura, che era l’unica arma in suo possesso per far sentire la sua voce e denunciare. Sulla vita e le opere potrete trovare molte informazioni in internet.

La pioggia nei versi di Leonardo Sciascia

I versi che vi presento sono inseriti nella silloge La Sicilia, il suo cuore del 1952. La pioggia è stata il tema di molti poeti sia italiani che stranieri ma vediamo come la interpreta Leonardo Sciascia. Ecco i versi:

Pioggia di settembre

Le gru rigano lente il cielo,
più avido è il grido dei corvi;
e il primo tuono rotola improvviso
tra gli scogli lividi delle nuvole,
spaurisce tra gli alberi il vento.
La pioggia avanza come nebbia,
urlante incalza il volo dei passeri.
Ora scroscia sulla vigna, tra gli ulivi;
per la rabbia dei lampi preghiere
cercano le vecchie contadine.

Ma ecco un umido sguardo azzurro
aprirsi nel chiuso volto del cielo;
lentamente si allarga fino a trovare
la strabica pupilla del sole.
Una luce radente fa nitido
il solco dell’aratro, le siepi s’ingemmano;
tra le foglie sempre più rade
splende il grappolo niveo dei pistacchi.

Angoscia, terrore, ansia verso un fenomeno atmosferico che non è più benefico. Ricorda molto i violenti rovesci contemporanei questo componimento. Abbiamo il sentore che qualcosa nel cielo sta cambiando grazie all’istinto degli animali, le gru che tarde si allontanano ed il grido dei corvi che si fa più incalzante. In questo silenzio scoppia il primo tuono, bellissima la scena metaforica in cui il primo tuono rotola improvviso tra gli scogli lividi delle nuvole, si leva il vento che sconquassa gli alberi. Ed ecco la pioggia, tremenda, che silente prima avanza lentamente per scoppiare improvvisa sugli alberi da frutto. Terrorizza gli uomini, timorosi di vecchie vendette o di torti dati, si spaventano le anziane che si rifugiano nel rosario.

Quando tutto sembra perso, ecco che all’improvviso smette, così come è giunta, la pioggia. Il sole, come un padre protettivo giunto troppo tardi, riesce pallido ad apparire nello squarcio del cielo e ad accarezzare il solco dell’aratro, le siepi, le foglie ed il grappolo di pistacchi con il suo caldo raggio. Sembra più un quadro di un pittore naturalista, che una poesia, in cui l’artista vuole mostrare il forte legame tra natura benigna/maligna ed il sentire popolare, legato ad antichi retaggi dinanzi agli agenti atmosferici. Forse essi appaiono ancora oggi, dinanzi alla violenza dei temporali, che provocano danni irreparabili alle colture, fenomeni che purtroppo non riusciamo più ad arginare.