Si può bere alcol dopo aver fatto il vaccino anti Covid-19?

Un bel brindisi per festeggiare l’agognato vaccino. Dopo oltre un anno di pandemia di Covid-19, con tutti i disastri che ne sono conseguiti, ricevere finalmente l’iniezione sembra una grande liberazione.

Ma l’alcol può interferire in qualche modo con la risposta immunitaria? Le autorità italiane ed europee (Ministero della Salute, Aifa, Ema…) non si sono espresse in merito e, di conseguenza, nessuna indicazione viene fornita ai pazienti da parte del personale medico al momento della somministrazione del vaccino.

Una risposta a questo dubbio – che pure serpeggia tra gli italiani – arriva dall’altra parte dell’Oceano: il New York Times ha intervistato a questo proposito il professor Ilhem Messaoudi, direttore del Center for Virus Research presso l’Università della California di Irvine.

Secondo l’illustre virologo intervistato dall’autorevole testata americana, dipende da quanto si beve. Non esistono, almeno al momento, evidenze scientifiche secondo cui bere uno o due bicchieri possa rendere meno efficaci i vaccini anti Covid.

Alcuni studi – come riporta il New York Times – sostengono che una piccola o moderata quantità di alcol potrebbe addirittura giovare al sistema immunitario nel lungo termine. Tuttavia sarebbe il consumo eccessivo di alcol, in particolare nel lungo periodo, a poter compromettere la capacità del sistema immunitario e ciò, di conseguenza, potrebbe interferire anche con la risposta del vaccino.

Evitare di esagerare con gli alcolici è il punto centrale del pensiero del virologo Ilhem Messaoudi che rassicura: “Chi beve in modo moderato non ha nulla da temere in vista della vaccinazione”.

“È pericoloso bere grandi quantità di alcol perché gli effetti su tutti i sistemi biologici, compreso il sistema immunitario, sono piuttosto gravi e si manifestano rapidamente non appena si superano i limiti” aggiunge il professor Messaoudi.

Ma quali sono i fatidici limiti da non superare? In linea generale si definisce “bevitore moderato” un uomo che non supera i due bicchieri nell’arco delle 24 ore ed una donna che non beve più di un bicchiere al giorno, mentre un “grande bevitore” è colui che beve 4 o più drink e colei che ne beve 3 o più.

L’abuso di alcol, secondo una ricerca dell’Università della Louisiana, ostacola il viaggio delle cellule immunitarie verso i luoghi dove è in corso l’infezione impedendo loro di distruggere virus e batteri, al contrario rende più facile agli agenti patogeni invadere le cellule.

Ad oggi non esistono studi specifici sull’impatto dell’alcol sui vaccini anti-Covid, tutto quello che la comunità scientifica internazionale sa deriva dagli studi precedenti. Tuttavia l’esperimento più interessante al riguardo è stato condotto proprio dal professor Messaoudi.

L’esperimento sulle scimmie

Il virologo americano ha analizzato la risposta immunitaria di macachi rhesus vaccinati contro il poxvirus. Le scimmie per sette mesi hanno avuto accesso alle bevande alcoliche. Esattamente come accade per gli umani, alcune scimmie hanno mostrato di gradire più di altre l’alcol e ne bevevano in grande quantità.

Il team di scienziati californiani ha scoperto che gli animali “forti bevitori” avevano una risposta molto debole al vaccino. Addirittura “La loro risposta immunitaria era quasi inesistente” afferma Messaoudi. Invece le scimmie che hanno consumato quantità moderate di alcol hanno generato una risposta più forte al vaccino, anche rispetto alle astemie.

Via libera ai brindisi

Pensare di annegare il Sars-CoV-2 nell’alcol, dunque, non è una buona idea. Tuttavia un cocktail, un aperitivo oppure un calice di buon vino sono ammessi, secondo il parere di scienziati di fama internazionale. Questa è davvero una buona notizia, specie in un momento in cui è finalmente possibile tornare ai tavolini di bar e ristoranti. Basta non esagerare.