I simboli di Santa Maria Capua Vetere, l’Altera Roma del V secolo a.C.

anfiteatro campano santa maria capua vetere

L’Anfiteatro Campano, il secondo per grandezza dopo il Colosseo, è il simbolo di Santa Maria Capua Vetere, l’antica Capua. “Altera Roma”, l’altra Roma, così la definiva Cicerone, fondata dagli Etruschi e poi dominata dai Sanniti, era la più grande città italiana del IV secolo a.C.

Lì combattevano i più grandi gladiatori dell’epoca, come Spartaco, il mitico guerriero trace che guidò la rivolta degli schiavi del 73 a.C.  Demolito nell’841, alla fine del primo secolo dopo Cristo, in seguito ad un attacco saraceno, e ricostruito in appena 4 anni, l’anfiteatro era in grado di ospitare fino a 60.000 spettatori. Distrutta poi anche l’intera città, i superstiti fondarono, poco distante, l’attuale Capua.

Dopo un lungo periodo di calo oggi i turisti aumentano sempre di più, si sfiorano i 40.000 all’anno, grazie anche al suggestivo circuito archeologico integrato dal museo dei gladiatori, contenente importanti testimonianze di storia ed archeologia, e al Mitreo, uno dei più importanti santuari al mondo dedicati al dio Mitra, considerato dai Persiani il Dio del sole, rappresentato mentre compie l’uccisione di un toro bianco.

L’odierna città, caratterizzata da un centro storico dai tanti edifici liberty e tardo-classici, nasce nel XII secolo attorno alla sua basilica più importante, Santa Maria Maggiore, che ha dato il nome alla città stessa: edificata nel 432 da San Simmaco, patrono della città, questa basilica è una delle più belle ed imponenti della Campania.

Imperdibile il maestoso Teatro Garibaldi, appunto definito il “piccolo San Carlo”. Costruito nel 1890 dall’architetto Antonio Curri, il Teatro venne dichiarato inagibile a seguito del terremoto dell’Irpinia e per oltre vent’anni è rimasto chiuso al pubblico. Oggi tuttavia è tra i teatri più attivi della Campania.

Infine l’imponente Monumento ai caduti conserva le salme di 10 militari borbonici e 10 garibaldini caduti nella battaglia del Volturno del 1860.

 

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