“Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone chiude la stagione al teatro Ricciardi di Capua

Foto: Mario Spada

Capua (Caserta) – Mercoledì 21 marzo gran finale di stagione al Ricciardi. Infatti, alle ore 21 il sipario dello splendido teatro capuano si alzerà per l’attesissima rappresentazione della celebre commedia “Il sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo, una delle opere più care allo stesso geniale autore.

Il primo motivo dell’eccezionalità dell’evento sta sicuramente nella singolare regìa firmata da Mario Martone, il quale “per la prima volta dirige un testo del grande drammaturgo napoletano in un allestimento che associa realtà produttive diverse nella realizzazione di un progetto culturale dal forte senso politico e civile”. Questo non è un dato di poco conto, da cui peraltro è derivata anche una concretizzazione interessante proprio “calando nella realtà dei giorni nostri Il sindaco del Rione Sanità”.

Ma, nell’alveo complessivo della messa in scena, v’è molto di più, a partire dal cast. Basti pensare che il ruolo del protagonista principale, cioè del “sindaco” Antonio Barracano, è affidato ad un attore teatrale e cinematografico molto apprezzato, il “giovane” Francesco Di Leva, co-fondatore del NEST (Napoli Est Teatro di San Giovanni a Teduccio –ndr) il cui gruppo storico è tutto impegnato nell’interpretazione: “da Adriano Pantaleo a Giuseppe Gaudino e con loro ci sono Daniela Ioia, Gennaro Di Colandrea, Viviana Cangiano, Salvatore Presutto, Lucienne Perreca, Mimmo Esposito, Morena Di Leva, Ralph P, Armando De Giulio, Daniele Baselice”.

Su questa scia si spiega pure l’impegno di Giuseppe Miale di Mauro in funzione di regista collaboratore. Per di più, Martone, “contravvenendo in parte alle stesse indicazioni di Eduardo, abbassa notevolmente l’asticella dell’età dei vari interpreti: è il caso di Massimiliano Gallo (nel ruolo di Arturo Santaniello), che ha piegato i suoi molteplici impegni cinematografici al desiderio di partecipare a un progetto come questo, e di Giovanni Ludeno che interpreta il ruolo del dottor Fabio Della Ragione”.

Ad un cast così bene amalgamato, per metodo e obiettivi artistici, fa da pendant uno staff tecnico di prim’ordine: Carmine Guarino (scene), Giovanna Napolitano (costumi); Cesare Accetta (luci), Ralph P (musiche originali); Mauro Rea (assistente scenografo) ; Giuseppe Di Lorenzo (capo elettricista); Mario Spada (fotografie); Carmine Luino (manifesto).

A monte dell’intero schieramento c’è perfino una straordinaria co-produzione a tre pilastri: Elledieffe, NEST – Napoli Est Teatro, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale.

Un quadro efficacemente sinergico in cui, fra l’altro, spicca “Elledieffe, la compagnia indipendente che porta il nome di Luca De Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi, che oltre a rappresentare e proteggere l’immenso patrimonio culturale di una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale italiana, continua una ricerca sul sociale e sul contemporaneo, nel rigoroso segno di Luca che dell’interesse per i ragazzi a rischio aveva fatto l’ultimo impegno della sua vita.

Tutto ciò premesso, rimane spazio soltanto per un frammento della poderosa trama “inventata” da Eduardo: il cosiddetto “sindaco della Sanità”, nella persona di Antonio Barracano, in effetti controlla e condiziona tutti i fatti del rione; egli è “un ‘uomo d’onore’ che distingue tra “gente per bene e gente carogna”. In una sorta di ribaltamento del sistema legalitario, Don Antonio si avvale da anni dell’aiuto di Fabio Della Ragione, un medico che, con la sua opera, sostanzialmente impedisce di portare alla conoscenza della Legge i risultati delle sparatorie e dei regolamenti di conti che avvengono nel quartiere.

Chi ‘tiene santi’ va in Paradiso e chi non ne tiene va da Don Antonio: è così da sempre. Quando però gli si presenta disperato Rafiluccio Santaniello, il figlio del fornaio, risoluto ad ammazzare il padre Arturo, Don Antonio, cogliendo nel giovane la stessa determinazione che lo spinse all’omicidio in gioventù, si propone come mediatore avviandosi così all’incontro fatale con Arturo.

Per cogliere in anticipo il senso e la portata di quest’attualizzata messa in scena, è sufficiente la sintesi espressa da Martone durante un puntuale dialogo che Roberto Mussapi, giornalista di Avvenire, ebbe col regista: “De Filippo autore indaga l’essere umano sul modello in senso assoluto di Shakespeare. In lui convivono sociale, tragedia e grottesco: fantasmatico come Beckett. In questo spettacolo cerco la coralità che il capocomico, con il suo potere assoluto e accentratore, finisce per nascondere”.

Come a dire che Eduardo fu veramente “immenso”, giacché seppe “cantare”, con pietà e sorriso, ogni aspetto e risvolto dell’esistenza in ogni tempo e luogo di questo nostro povero eppur meraviglioso pianeta.

Loading...