La giovane atleta di Maddaloni era nella Capitale per il torneo “Mare di Roma Trophy in Pink”. Un’allergia alle proteine del latte si è trasformata in una corsa contro il tempo senza esito
ROMA – Una gita di sport e allegria si è trasformata in una tragedia che ha sconvolto il mondo della pallanuoto e dell’intera comunità di Maddaloni, in provincia di Caserta. Sofia Di Vico, 14 anni, è morta giovedì sera dopo aver subito un violento choc anafilattico durante una cena in un ristorante di Roma.
La ragazza, allergica alle proteine del latte, si trovava nella Capitale per partecipare al torneo giovanile “Mare di Roma Trophy in Pink”. Dopo la giornata di gare, la sua squadra aveva deciso di ritrovarsi per una cena conviviale. Secondo una prima ricostruzione, Sofia avrebbe ordinato uova strapazzate e fagiolini. Ma in quei piatti – o nelle superfici di preparazione – potrebbero esserci state tracce di latte o formaggio, sufficienti a innescare la reazione fatale.
Il malore improvviso e il tentativo disperato del padre
Durante la cena, Sofia ha iniziato a mostrare i primi sintomi: difficoltà respiratorie, affanno, un malessere improvviso. La situazione è degenerata in pochi istanti. La ragazza si è accasciata, in preda a una crisi anafilattica fulminante.
Il padre, Fabio Di Vico, presente al momento della tragedia, non ha esitato un attimo. Ha immediatamente somministrato alla figlia i farmaci di emergenza che portava sempre con sé per gestire le allergie gravi. Ma la reazione era troppo violenta. I medicinali non hanno sortito l’effetto sperato.
A quel punto è scattato l’allarme al 112. Un’ambulanza è arrivata sul posto e ha trasportato d’urgenza Sofia all’ospedale Grassi di Ostia. I medici hanno provato a rianimarla per lunghi minuti, ma ogni tentativo è stato vano. La ragazza è arrivata in ospedale in condizioni critiche e, poco dopo, è stata dichiarata morta.
L’indagine per omicidio colposo
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. L’ipotesi di reato è quella di aver causato la morte della ragazza per negligenza, imprudenza o imperizia. Gli inquirenti vogliono accertare se ci sia stata una violazione delle norme sulla sicurezza alimentare nella gestione dell’allergene.
La polizia ha provveduto al sequestro della cucina del ristorante per acquisire tutti gli elementi utili all’indagine: i cibi preparati, le superfici di lavoro, gli utensili. L’obiettivo è verificare due ipotesi centrali:
Contaminazione crociata (tracce di latte passate da un alimento all’altro);
Errore nella preparazione da parte del personale del locale, che potrebbe aver utilizzato ingredienti non dichiarati.
L’allarme delle associazioni: “Mai abbassare la guardia sulle allergie”
La morte di Sofia riaccende i riflettori sulla gestione delle allergie alimentari nei pubblici esercizi. Secondo i dati delle società scientifiche, in Italia circa il 10% della popolazione soffre di allergie o intolleranze alimentari, con forme gravi che possono portare allo shock anafilattico.
Le associazioni dei pazienti ricordano l’importanza di:
Formare adeguatamente il personale di cucina e di sala;
Garantire informazioni chiare e trasparenti sugli allergeni;
Avere sempre a disposizione un piano di emergenza (adrenalina auto-iniettabile) per chi è a rischio.









































