Con Solar Orbiter anche l’Italia andrà a studiare il Sole da distanza ravvicinata

Solar Orbiter

Sono trascorsi soltanto due mesi dall’inizio del 2020, ma già si sono dissolte le aspettative che sembravano proiettarci in un decennio migliore di quello che  avevamo lasciato alle nostre spalle.

Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza” suggeriva saggiamente Seneca. In questo caso, però, di tempo per coltivare nuove speranze ne abbiamo avuto ben poco; notizie spiacevoli e preoccupanti continuano a sommergerci dai primi giorni del nuovo anno. Gli incendi che hanno devastato gran parte della flora e della fauna australiana, il coronavirus che sta terrorizzando l’intero globo, il rigurgito delle peggiori forme di razzismo e altri eventi sgradevoli stanno spegnendo la fiducia nel domani.

A riaccendere un barlume di speranza, come tante volte accade nella storia dell’ uomo, ci pensa la scienza con un progetto che sarà di rilevante aiuto a tutto il mondo dell’astronomia, ma che darà anche lustro alla nostra nazione. L’Italia infatti è uno dei diciotto paesi del mondo che ha contribuito a realizzare le apparecchiature della sonda Esa Solar Orbiter, realizzata dall’ESA (European Space Agency), e  decollata da Cape Canaveral, in Florida, alle 5.03 del 10 febbraio 2020. La sonda che, in circa due anni, raggiungerà l’orbita ottimale potrà studiare e fotografare il Sole da una distanza ravvicinata.

Il principale obiettivo della missione è lo studio dell’ eliosfera, ovvero della porzione più esterna dell’atmosfera solare, che avverrà attraverso l’utilizzo di uno strumento scientifico molto importante interamente progettato in Italia: METIS. Si tratta di un coronografo, cioè di un apparecchio in grado di provocare eclissi artificiali in modo da oscurare il disco solare e rendere visibile la più tenue eliosfera al fine di poterla meglio studiare.

Altro fondamentale obiettivo della missione è lo studio della magnetosfera solare, ovvero dell’enorme campo magnetico che circonda il sole, la cui analisi consentirà agli scienziati di avere informazioni nuove sulla natura ed evoluzione dei cicli solari. I sofisticati strumenti della sonda consentiranno anche un’approfondita analisi delle emissioni di plasma che vengono scagliate nello spazio dalla superficie solare e i cui effetti più spettacolari sono rappresentati dalle aurore polari. Uno studio di questo tipo è da considerarsi fondamentale, poichè emissioni di plasma molto intense potrebbero essere estremamente pericolose per il nostro sistema di vita, in quanto potenzialmente in grado di interrompere i sistemi di comunicazione e danneggiare i nostri impianti elettrici con gravi ripercussioni sulla vita terrestre.

Per la prima volta il “comportamento” del sole sarà oggetto di uno studio ravvicinato e sofisticato che vedrà ancora una volta il nostro Paese  in prima linea nella ricerca spaziale.

 

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