Solitudine e depressione. Cresce il numero dei suicidi sul territorio provinciale. L’appello del Gar Caserta: “Guardiamoci intorno”

GIORDANI
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L’Osservatorio Suicidi della Fondazione Brf-Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze ha valutato che da gennaio 2023 ad agosto 2023 si sono contati 608 suicidi e 541 casi di tentati suicidi.

Il dato è in aumento vertiginoso rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dal lavoro dei ricercatori emerge che il maggior numero di tragici eventi si è registrato nel Nord Italia (240 episodi da inizio anno), seguito dal Sud (230) e dal Centro (138).

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Nel corso del 2020, si sono verificati 3.712 suicidi (79% maschi, 21% femmine) con una riduzione complessiva, rispetto al il numero medio osservato nel periodo 2015-19, di -2,8% nei maschi e di – 7,7% nelle femmine.

Sono numeri enormi considerando la sola Italia e senza comprendere nel numero i suicidi avvenuti in carcere che rappresentano un caso a sè per l’entità e la frequenza. E il dato cresce purtroppo anche in Campania e sul territorio provinciale di Caserta.

Questa settimana, martedì 6 febbraio la notizia dell’ennesima tragedia proprio nella città capoluogo, Caserta. Una donna di 54 anni, un’ insegnante, amata da tutti, rispettata, con una bella famiglia, si è lanciata dal balcone della sua abitazione, apparentemente senza motivo.

Sul caso e sul fenomeno interviene Mariagrazia Manna, giornalista, attivista impegnata nel sociale, coordinatrice del Gar Caserta, il Gruppo di Autosostegno Rosa contro ogni Solitudine Sociale, lanciando un invito ed un appello.

“Dobbiamo imparare a guardarci intorno, spostare lo sguardo oltre noi, attorno a noi. I nostri quartieri e condomini sono pieni di persone troppo sole, che a volte non sanno nemmeno chiedere aiuto. Eppure non sempre le vediamo.

La solitudine è la malattia di questo secolo social. I suicidi aumentano in maniera traversale, soprattutto tra le donne di ogni età. Mentre gli uomini il più delle volte si lasciano andare in età avanzata e spesso sono senza famiglia, nè amici o conoscenti che li supportino.

Quando succede una tragedia del genere, dopo tutti cercano di capire, fare delle analisi, il più delle volte nessuno aveva capito, e la vittima non parlava, si era isolata o fingeva che andasse utto bene. Purtroppo le sofferenze che non si riescono a comunicare ci isolano.

Non sappiamo cosa ci fosse nella sua vita. Cos’è che non si vedeva, non si sapeva, non si capiva. Chissà quali dolori si celavano nel suo animo”.

Noi siamo esseri relazionali, programmati per interagire.

Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso“, diceva John Donne in una poesia famosa nel 1600 – spiega meglio la dott.ssa Manna – Abbiamo bisogno di confrontarci, parlare, raccontare di noi, ascoltare, guardarci negli occhi, di toccarci anche.

Finanche nella Bibbia Dio avrebbe potuto scegliere un uomo autosufficiente ma così non è stato: l’uomo ha bisogno di altro essere umano per crescere, progredire. Non siamo nati per vivere da soli.

La solitudine non scelta, consuma fino alla morte. Persino gli animali cercano compagnia, conforto, interazione. I bambini ne sono una testimonianza. La continua ricerca di contatto con la madre è la riprova della necessità intrinseca di ogni essere vivente ed in particolare dell’essere umano del fortissimo bisogno di relazione e attaccamento. Nessuno basta a sé stesso, abbiamo bisogno gli uni degli altri.

René Spitz, uno psicoanalista viennese emigrato, durante la seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti, decise di condurre per la prima volta uno studio sui bambini abbandonati in orfanotrofio, seguendo il metodo scientifico sperimentale (una cosa orribile).
Il ricercatore osservò 91 bambini abbandonati sin dalla nascita in orfanotrofio. I bambini venivano nutriti regolarmente ma con scarsi contatti interpersonali.  In sostanza i bambini ricevevano le sole cure igieniche ed essenziali.

Dopo 3 mesi di carenza di contatti, i bambini svilupparono grave apatia, inespressività del volto, ritardo motorio e deterioramento della coordinazione oculare.
Entro la fine del secondo anno di vita il 37% dei 91 bambini, pur essendo stati alimentati correttamente, morì e i sopravvissuti avevano sviluppato tutti gravi problemi psicologici.
Questo esperimento terribile dimostra, se fosse stato necessario il supporto scientifico, quanto l’uomo sia fin dalla più tenera età, bisognoso di amore e interazione.

Ecco perché continuo monotonamente a parlare dell’importanza di creare reti e gruppi di appartenenza. Le reti di sostegno sono l’unica salvezza“, dichiara ancora Mariagrazia Manna.

Per questo motivo e spinto dalle stesse motivazione qui citate, nel 2018 nasceva il Gar Caserta, il Gruppo di Autosostegno Rosa, contro ogni solitudinesociale. È un piccolo progetto, ma ogni donna che riusciamo ad integrare, sostenendola, ispirandola, confortandola è una vittoria senza pari.

Il nostro territorio purtroppo è assolutamente carente di un welfare che comprenda le malattie psico sociali che toccano gli individui a partire da una certa età. Da questa constatazione partiva il Gar nella sua mission originaria, creare una rete non formale, aburocratica che accorciasse la catena del sostegno. Più corte saranno le maglie formali delle reti più persone si riusciranno a raggiungere.

È da un po’ inoltre che stiamo ragionando sul riuscire ad inventarci un progetto che possa integrare anche gli uomini, coordinato da uomini con la comprensione e la sensibilità dei problemi di genere e delle fasce d’età. Moltissimi uomini da una certa età in poi purtroppo troppo spesso, più delle donne hanno difficoltà a raccontarsi. E volte sono proprio loro i più isolati, quelli che si aprono di meno e poi finiscono per strada. O peggio. Qualche vicino chiama la polizia perché non li sente da mesi.

Abbiamo bisogno di un complice, aveva ragione Vasco Rossi, qualcuno che porti metà della croce, che condivida le cose brutte e le renda più leggere, e le belle, rendendole più belle. Abbiamo bisogno di costruire reti inclusive dove quella donna, quell’uomo solo trovino un posto da qualche parte, in un gruppo, in famiglie allargate, dove tornare a casa non significhi più restare soli davanti ad un piatto e ad un bicchiere”.

Per seguire le attività del Gar Caserta su Facebook
La sede del Gar a Caserta si trova in via Rossini 6, Parco Cerasole
Riferimenti: accanto alla parrocchia di San Bartolomeo e di fronte al supermercato Decò.


Intanto guardiamoci intorno, “non siamo isole”.