Solo la Medicina ci salverà! In compagnia di una poesia di Camillo Brunori

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Il mondo vivente, umano, animale o vegetale, è stato da sempre attaccato da virus letali. Per far un breve cenno alla zoologia veterinaria, sulla rivista on line fanpage, il 29 Marzo 2019, fu pubblicato l’interessante articolo di Andrea Centini sulla decimazione di numerose specie di rane a causa del fungo Bartachochytrium dendrobatidis; per quanto riguarda il regno delle piante, invece, abbiamo seguito con attenzione le drammatiche vicende della morte e del taglio di ulivi secolari nelle terre pugliesi a causa della Xylella, una tremenda guerra ancora in atto.

La civiltà umana, infine, dall’alba dei tempi, ha appreso la morte pandemica, ossia la sua decimazione, causata da vari tipi di batteri, conosciuti sotto il nome di Peste, Tifo, Febbre Gialla, Ebola, AIDS, Sars, Aviaria ed ultimo il Corona Virus. Non voglio qui affrontare tanto i sintomi o i tassi di mortalità che sono stati ricostruiti dagli studiosi bensì elogiare e ricordare coloro i quali hanno trovato una cura. Allora ricordiamo i grandi medici che hanno permesso di salvare la nostra specie.

I nostri eroi del passato

I batteriologi che scoprirono le origini e le cure, quando era possibile, delle principali malattie pandemiche, vissero quasi tutti tra l’Ottocento ed il Novecento.

Emil Adolf von Bering, di origini tedesche, riuscì ad isolare il veleno contenuto in un bacillo della difterite ed a creare il siero che permise di debellare questa malattia.

Ronald Ross e Giovanni Battista Grassi, scoprirono che la zanzara Anopheles era il veicolo trasmittente della malaria.

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Il tedesco Robert Koch isolò l’agente batteriologico che causava la tubercolosi.

Fritz Schaudinn ed Erich Hoffmann identificarono il Treponema pallidum responsabile della sifilide. Paul Ehrlich brevettò nel 1910 il Salvarsan, il primo medicinale antisifilideo.

L’italiano Filippo Pacini trovò l’agente batteriologico del colera.

Il francese Charles Jules Henri Nicolle rilevò nel pidocchio il veicolo animale della diffusione del tifo.

Vincenzio Tiberio, Alexander Fleming ed Ernst Boris Chain furono i padri della pennicillina per la cura del tetano, del tifo e di altre malattie.

Il sudafricano Max Theiler brevettò un vaccino contro la febbre gialla, il cui veicolo era in una zanzara, la Stegomyia fasciata (Aedes aegypti) dal cubano Carlos Finlay.

L’ucraino Selman Abraham Waksman fece conoscere degli antibiotici efficaci contro le malattie, tra cui la streptomicina per la tubercolosi.

Lo statunitense Baruch S. Blumberg studiò i veicoli di trasmissione dell’epatite B ed il relativo vaccino.

Questi e tanti altri hanno permesso all’umanità di vivere una vita serena, anche se ancora si muore di queste malattie in diversi stati poveri.

Camillo Brunori, un medico poeta

Oggi non ci dedicheremo ai poeti ottocenteschi o contemporanei, bensì ad un medico, l’emiliano Camillo Brunori, vissuto tra il 1681 ed il 1756, che redasse una silloge poetica, intitolata Il medico poeta, ovvero la medicina esposta in versi e prose. Quest’opera, il cui plauso deriva dal fatto che si trattava di tutti i campi medici allora conosciuti, adattandoli ad una scrittura poetica e prosastica, fu stampata in tre edizioni durante l’intero arco del Settecento. Ecco uno dei sonetti incipitari dell’opera, intitolata, appunto La Medicina:

Quella son Io, che di ragione al chiaro
Lume, e’n virtù del ferro, onde m’interno
Tutte a scoprir dell’uomo a me sì caro
Le parti occulte, e cose ignote scerno:

Mercè l’aiuto, di ch’el Cielo avaro,
unqua non fummi, di ria morte a scherno,
Porrò de’ morbi al crudo stuol riparo,
ove accorra chi langue al mio governo;

E poi che tolto dalle fauci nere
L’aurò di morte, Io sol, col poter mio,
Far saprò l’ore sue felici, e’ntere.

Ma vuoi meglio saper qual mi son Io:
E se vanti superbi o pur sien vere
Le mie nobili idee? Mio padre è Dio.

In questo sonetto, la Medicina, che il poeta personifica, seguendo anche i dettami della prosopopea, spiega che il suo compito principale è di studiare il corpo umano e di fare nuove scoperte, legalmente autorizzate (al chiaro lume) e con strumenti medici idonei (e’n virtù del ferro), in quanto ha a cuore la salute dell’uomo. Con l’aiuto di Dio, che si preoccupa sempre degli esseri viventi, la Medicina darà protezione dalle malattie, che sono molto soventemente mortali per l’uomo, che, indebolito, cercherà in essa cura e conforto. Solo dopo che sarà riuscita a togliere l’obolo dorato dalle fauci nere di Caronte, in breve, a salvargli la vita prima di morire, la Medicina potrà prendersi completamente cura del malato. Essa è giustificata, infine, nel suo operare, non perché è colpevole di superbia o perché vuole dimostrare la veridicità delle sue idee, bensì in quanto è figlia del Creatore.

Una poesia che dimostra quanto era allora ed è ancora oggi importante la medicina per curare l’uomo, esposto spesso a malattie, che solo la costanza, propria dei medici, può debellarle.

Grazie ai fondi mondiali ed al progredire delle scoperte, infatti, si stanno studiando vaccini atti a sconfiggere molte malattie infettive che ancora mietono vittime, nonostante retrovirali e superantibiotici allunghino loro la vita. Quindi, da tutti noi, un plauso a tutti coloro che, in questi tempi bui, dove, purtroppo, circolano anche tanto allarmismo e falsità di notizie, spendono il loro tempo a salvare vite umane e ne danno notizia su canali istituzionali ed autorizzati, come quello del Ministero della Salute.