‘Storie operaie. Le fabbriche della seta di San Leucio 1950-2018’ di Fosca Pizzaroni, il libro che racconta 70 anni di storia operaia

Nando Santonastaso e Fosca Pizzaroni
Nando Santonastaso e Fosca Pizzaroni
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Una serata dedicata alla memoria collettiva nel cuore del sito UNESCO di San Leucio, tra le mura di un antico setificio che fu teatro delle storie narrate nel volume.

Un luogo simbolico che parla ancora attraverso le sue pietre e le sue tessiture ha ospitato ieri la presentazione di un libro che ne raccoglie le voci più preziose: quelle delle operaie e degli operai.

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Nella sala gremita di LimboStudio, storico ex setificio in Piazza della Seta 7, è stato presentato “Storie operaie. Le fabbriche della seta di San Leucio: 1950-2018” di Fosca Pizzaroni, edito da “La valle del tempo”.

L’evento, il primo dopo la conferenza stampa delle iniziative dell’Anno Leuciano, si è trasformato in un viaggio emozionante attraverso quasi settant’anni di vita produttiva e sociale, restituendo dignità e memoria a un’esperienza fondamentale per l’identità del territorio casertano.

Il libro: una ricostruzione storica tra archivio e memoria viva

Il volume di Pizzaroni è una ricostruzione corale della vita di chi ha popolato le fabbriche seriche di San Leucio. Attraverso un meticoloso lavoro su documenti d’archivio, testimonianze dirette e narrazioni personali, l’autrice traccia le trasformazioni del mondo produttivo della seta, dalle speranze del dopoguerra alle sfide della globalizzazione, fino al 2018.

storie-operaie-Pizzaroni-“L’obiettivo”, come ha sottolineato l’autrice durante l’incontro, “era restituire un volto e una voce a chi ha fatto la storia di questo luogo, spesso nell’ombra. Non solo dati economici, ma storie di fatica, orgoglio, comunità e resistenza”.

Un palcoscenico d’eccezione: tra storia e patrimonio UNESCO

La scelta della location non è stata casuale. LimboStudio sorge all’interno di uno degli antichi setifici che fanno parte del Sito UNESCO di San Leucio, precisamente nella Real Colonia di San Leucio, fondata 250 anni fa da Ferdinando IV di Borbone. Tra quelle stesse mura, molte delle persone intervistate nel libro hanno trascorso decenni di lavoro. Questo ha creato un’atmosfera di profonda partecipazione e riconoscimento tra il pubblico, composto da ex operai, studiosi, cittadini e rappresentanti delle istituzioni.

Gli interventi: tra accademia e giornalismo

Alla presentazione, moderata dal giornalista Nando Santonastaso, è intervenuto Antonio Tisci, vicedirettore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Tisci ha inquadrato il lavoro di Pizzaroni nel più ampio contesto degli studi sociali sul lavoro e sul territorio, sottolineandone il valore scientifico e civile.

“Queste storie”, ha affermato Tisci, “sono tasselli fondamentali per comprendere la transizione economica e sociale del Sud Italia. Un patrimonio di conoscenza che deve essere preservato e tramandato”.

Santonastaso: un’occasione per riappropriarci di una cultura del nostro passato

“Da qualche tempo a questa parte – ha dichiarato Nando Santonastaso, introducendo la presentazione – San Leucio è un po’ di moda, perché si è tornati a porre l’attenzione sulla sua storia, sulle radici di una fine piuttosto clamorosa, quasi inedita nel panorama industriale italiano, e su tutto ciò che ha ruotato intorno a questi ultimi settant’anni, che sono poi l’oggetto del libro di Fosca.”

“Mi auguro che questo lavoro diventi un approfondimento serio sul sistema che ha governato la provincia di Caserta e sugli avvenimenti accaduti, attraverso una lettura non troppo asettica, che non li consideri semplicemente fatti del passato a noi estranei.”

“Vorrei inoltre – ha proseguito Santonastaso – che questa esperienza fosse l’occasione per riappropriarci di una cultura del nostro passato, di ciò che è realmente avvenuto. Per non apparire distanti, per non dare l’impressione di aver scoperto solo oggi questo magnifico luogo e il suo restauro, dimenticando che dietro questa storia ci sono i sacrifici delle operaie e degli operai, gli investimenti degli imprenditori – aspetto che va sempre sottolineato – e gli errori che purtroppo hanno contribuito in modo decisivo alla conclusione di questa esperienza. C’è, in sintesi, un’intera storia che non possiamo ignorare.”

“Mi auguro, quindi, che occasioni come queste rappresentino anche un’opportunità per riflettere e per comprendere che San Leucio e la sua seta non sono apparsi improvvisamente, ma sono il frutto di un lavoro preparatorio che, probabilmente, non ha avuto un percorso facile.”

Pizzaroni e Tisci

San Leucio: una comunità creata e plasmata attraverso artisti e professionisti chiamati a realizzare un progetto

“Parliamo di San Leucio a 250 anni di distanza”, ha dichiarato il professor Antonio Tisci, “perché possiede una potenza comunicativa che conserva un suo valore ancora oggi. È il valore intorno al quale si è costruita questa idea, questa perla stratificata nei concetti di diritti, lavoro, uguaglianza, arte e prospettiva. Un’idea nata in un regno complicato e in un contesto storico che, senza dubbio, non era pronto ad accoglierla nella sua interezza. 

Fu un esperimento, sì. Fu anche uno strumento di comunicazione utilizzato dai Borbone per assicurarsi un obiettivo: ritardare nel Regno di Napoli ciò che la Francia stava vivendo proprio nel 1789, anno della pubblicazione del Codice di San Leucio, e che a Napoli sarebbe arrivato solo dieci anni più tardi.

Tisci prosegue: “Perché lo si concedeva al regno? Forse perché Ferdinando era magnanimo e credeva veramente nella possibilità di estendere questo modello a tutto il Mezzogiorno? No, sicuramente no. Tuttavia, di questa identità, di questa comunità casertana così accogliente, sono molto felice che sia un ‘profeta straniero’ a riportare in auge questo ragionamento.

San Leucio non è il frutto di una spontanea aggregazione dei leuciani. Fu una comunità creata, plasmata attraverso artisti e professionisti chiamati a realizzare un progetto. E questo lo leggiamo chiaramente nelle pagine che Fosca ci ha regalato.

Da quelle pagine traspare sì nostalgia, ma soprattutto un amore profondo per il lavoro, che non è un sentimento scontato. Perché quell’amore emerge proprio in un momento di crisi.”

La voce delle storie: la lettura di Fiorenza Coscino

Momento particolarmente toccante della serata è stata la lettura di alcuni brani del volume affidata all’attrice Fiorenza Coscino. Le sue interpretazioni hanno dato ulteriore spessore emotivo e profondità alle parole delle operaie, facendo rivivere in sala atmosfere, suoni e sentimenti di un’epoca.

L’Anno Leuciano e la valorizzazione della memoria

L’evento, realizzato in collaborazione con la Pro Loco Real Sito di San Leucio, si inserisce nel programma più ampio dell’Anno Leuciano, promosso dalla Fondazione Orizzonti. L’iniziativa celebra i 250 anni dalla fondazione della Real Colonia di San Leucio (1774-2024) con l’obiettivo di valorizzarne la storia, l’architettura e, soprattutto, il patrimonio culturale immateriale rappresentato dalle sue maestranze e dalle sue comunità.

“Questa presentazione – ha ricordato il presidente della Fondazione Orizzonti Giuseppe Menniti – è solo il primo di una serie di appuntamenti che vogliono riportare al centro le persone che hanno reso grande San Leucio. La memoria è il primo passo per progettare un futuro consapevole”.

Un ponte tra passato e futuro

La presentazione di “Storie operaie” a San Leucio ha dimostrato come la memoria del lavoro sia un elemento vitale per l’identità di un territorio. In un’epoca di rapidi cambiamenti, libri come questo fungono da ponte indispensabile tra generazioni, garantendo che l’eredità di sacrificio, abilità e solidarietà che ha caratterizzato la comunità leuciana non vada perduta, ma possa ispirare nuove narrazioni e nuovi progetti.