Sua Maestà la Pastiera si prepara alla grande Festa: con o senza crema?

Calendario alla mano e occhi puntati sulle previsioni meteo, l’arrivo imminente di Pasqua impone scelte. Da festeggiare a casa o “fuori porta”, in agriturismo o “al sacco”, poco importa, purché la regina della festa sua maestà la Pastiera non manchi. E lei, il simbolo della tradizione napoletana che incrocia memorie familiari e scuola pasticciera classica, si prepara nelle cucine  lasciando agli ammirati sostenitori la secolare domanda: la vera pastiera è fatta con o senza la crema pasticciera?

Lasciando in ombra le infinite varianti di pastiera che la Campania vanta, con il grano sostituito dal riso o dalla pasta (spaghetti sottili detti “capelli d’angelo”), lo scontro più accanito resta quello sul fronte crema,  poco usata a Napoli e immancabile nelle zone del Cilento.

E mentre le ricette tramandate dalle nonne aprono fronti di dibattito accanitissimi, il giornalista enogastronomico Luciano Pignataro prova a smarcarsi dal dilemma spostando l’attenzione sulle origini della Pastiera, rintracciando elementi tra storia e leggende che raccontino il dolce simbolo della tradizione napoletana.

Secondo una antica leggenda, racconta Pignataro sul suo blog, la partiera nacque quando una volta sulla spiaggia le mogli dei pescatori lasciarono nella notte delle ceste con ricotta, frutta candita, grano e uova e fiori d’arancio come offerte per il “Mare”, affinché questo lasciasse tornare i loro mariti sani e salvi a terra.

Al mattino ritornate in spiaggia per accogliere i loro consorti notarono che durante la notte i flutti avevano mischiato gli ingredienti ed insieme agli uomini di ritorno, nelle loro ceste c’era una torta: la Pastiera. Sicuramente questo dolce, con il suo gusto classico poco zuccherino e rinfrescato dai fiori d’arancio, accompagnava le antiche feste pagane per celebrare il ritorno della Primavera: la ricotta addolcita è la trasfigurazione delle offerte votive di latte e miele tipiche anche delle prime cerimonie cristiane. a cui si aggiungono il grano, augurio di ricchezza e fecondità e le uova, simbolo di vita nascente.

L’acqua di fiori d’arancio è l’annuncio della Primavera. La versione odierna,  racconta Luciano Pignataro, premio Veronelli come miglior giornalista italiano nel 2008, fu messa a punto in un antico monastero napoletano rimasto ignoto. Un’altra storia molto nota racconta di Maria Teresa D’Austria, moglie del re Ferdinando II° di Borbone, che, cedendo alle insistenze del marito famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera sorridendo per la prima volta in pubblico. Ferdinando, il più napoletano dei Borbone non si fece scappare la battuta: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.