Suonare indiscriminatamente ai citofoni dei vicini è reato. Condanna per molestie e disturbo al condominio

Citofono
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Un semplice condomino di un palazzo è stato condannato al pagamento di una ammenda per molestia e disturbo alle persone oltre a  risarcire tutti i danni subiti dalla persona offesa, costituitasi parte civile nel giudizio, da liquidarsi in sede civile.

Il fatto è accaduto ad Ascoli Piceno e l’imputato, proprietario di un appartamento in un condominio era stato condannato dal Tribunale competente ad una ammenda per aver commesso il reato configurato dall’articolo 660 del nostro codice penale ovvero il reato di molestia e disturbo alle persone.

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Infatti il personaggio aveva suonato ripetutamente il citofono dei vicini in orari serali bussando addirittura alle porte dei medesimi e cospargendo i pianerottoli di sostanze corrosive.

Essendo la condanna pronunciata dal Tribunale di Ascoli Piceno a sola pena pecuniaria l’imputato proponeva appello innanzi la Corte di Cassazione che confermava la sentenza di primo grado. I motivi di appello erano risultati sganciati dalle risultanze processuali e notevolmente contraddetti dalle più che corrette e giuste osservazioni del giudice penale di primo grado che aveva valutato la prova inconfutabile sull’accertamento che il reo aveva posto in essere molestie azionando ripetutamente il citofono degli appartamenti limitrofi alla sua abitazione creando notevoli disagi ai proprietari vicini. Inoltre avrebbe bussato alle porte degli stessi e cosparso liquidi oleosi e prodotti corrosivi.

I giudici della Suprema Corte valutarono la condotta dell’imputato inequivocabilmente atta allo scopo di disturbare e molestare senza alcun ragionevole dubbio sulla ricostruzione dei fatti emersi dalle testimonianze rese dai vicini innanzi al Tribunale.

In definitiva, sia le prove inconfutabili che hanno portato alla certezza della ricostruzione dei fatti di causa – anche perché l’imputato veniva colto in flagranza mentre commetteva tali misfatti – sia il riscontro delle dichiarazioni rese dai testimoni che avevano, altresì, invitato l’imputato a desistere dal compimento di tali atti, hanno indotto la Cassazione ha ritenere che i fatti integrassero il reato ex art. 660 c.p..

Tali azioni contestate si erano concretizzate nell’intenzione di molestare e di mettere in essere comportamenti di disturbo che venivano avvalorate dal fatto che l’imputato non avesse mai addotto alcuna altra plausibile giustificazione, se non quella dell’asserita ostilità di tutti i testi escussi, anche quelli estranei e indifferenti.

Pertanto veniva confermata la sentenza di primo grado con l’obbligo per l’imputato di sostenere le spese del procedimento ed anche, per i profili di colpa in merito all’irritualità dell’impugnazione, al pagamento della somma di €2000,00 per la Cassa delle Ammende.

CASSAZIONE – SENTENZA n. 58085 del 2018

Per ulteriori approfondimenti: Studio Legale Civile & Penale Avv. Paolo Saracco