Il taglio a mano del legno

Il taglio a mano del legno

Il legno e la pietra sono stati i primi materiali a essere sottoposti a lavorazione da parte dell’uomo, quindi la falegnameria può vantare una lunghissima tradizione. Col passare dei secoli e con il continuo sviluppo tecnologico, però, la falegnameria ha subito profondi cambiamenti; al giorno d’oggi, infatti, gli elettroutensili e le macchine industriali svolgono un ruolo predominante in questo settore, però l’arte del taglio del legno a mano è ancora praticata da una piccola fascia di artigiani definiti falegnami su misura, i quali pur non disdegnando l’uso di utensili a motore non hanno abbandonato del tutto gli strumenti manuali tipici del loro mestiere.

In questa categoria rientrano gli ebanisti, gli intarsiatori e scultori, i liutai e i falegnami specializzati nel restauro dei mobili antichi e nella creazione di mobili su misura; questi artigiani lavorano principalmente con il legno massello, ma in alcuni casi ricorrono anche all’impiallacciato.

L’impiallacciato viene adoperato soprattutto da chi desidera acquistare un mobile su misura fatto in legno massello, senza però spendere grosse cifre; in questo caso il falegname usa realizzare la struttura principale con una varietà di legno non pregiato, che poi va a rivestire con piallacci di essenze pregiate, come il mogano, il ciliegio, il palissandro, il noce e via dicendo.

Le diverse tradizioni

La falegnameria a mano è strettamente legata agli strumenti di lavorazione, e la nascita di questi ultimi è subordinata all’esigenza di chi li adopera di ottenere un determinato tipo di risultato. Le seghe a gattuccio, i saracchi e le seghe a dorso, tanto per fare un esempio pratico, sono tre variazioni diverse della sega a lama libera con impugnatura fissata a una sola estremità della lama; la differenza tra queste tre sta soprattutto nelle dimensioni e nella foggia della lama.

Il saracco si distingue per la forma trapezoidale allungata della lama, che è anche priva di costolatura sul dorso, queste caratteristiche la rendono particolarmente adatta per tagli lunghi o profondi; la sega a dorso possiede invece una lama di forma rettangolare, più corta e dotata di una costolatura sul dorso, il che la rende adatta per i tagli di precisione ma meno lunghi e profondi rispetto a quelli eseguibili con il saracco.

Nel gattuccio, invece, la lama ha dimensioni ridotte, soprattutto l’altezza, è più flessibile, priva di costolatura e termina a punta, il che le permette di passare attraverso fori di piccolo diametro ed eseguire anche tagli curvi. Nel corso dei secoli questo tipo di seghe sono state sviluppate da tutte le popolazioni a livello globale; le diverse tradizioni culturali hanno influito minimamente sulla forma e sulle dimensioni, ma in linea di massima questi strumenti hanno sempre rispettato una sorta di standard anche in epoche dove questo concetto non esisteva ancora. L’aspetto più interessante, però, sta nella netta differenza che invece è sorta per quanto riguarda la dinamica di utilizzo della sega.

Nell’emisfero occidentale, infatti, i denti delle seghe sono scolpiti in modo tale che le lame tagliano quando vengono spinte, mentre in quello orientale è accaduto l’esatto opposto, come dimostrano ampiamente le seghe ed i segacci giapponesi.

Le differenze tra la sega europea e quella giapponese

La falegnameria giapponese ha una tradizione millenaria; a differenza dell’Europa infatti, che non ha potuto mantenere una certa continuità temporale nelle tecniche di lavorazione a causa dello sviluppo industriale, in Giappone le case vengono ancora costruite quasi interamente in legno, soprattutto al di fuori dei grandi centri urbani, e lo stesso discorso vale per i templi.

Non soltanto, le loro tecniche di costruzione prevedono l’uso esclusivo di seghe, pialle e altri utensili manuali; col passare dei secoli, quindi, i falegnami giapponesi sono stati in grado di affinare la loro arte a livelli di gran lunga superiori rispetto alla falegnameria europea e occidentale in genere, e lo dimostra proprio la differenza nel senso di taglio.

La sega occidentale taglia nella fase di spinta dell’utensile, il che facilita l’applicazione della forza ma incrementa il rischio di piegare la lama; dal momento che sono sottoposte a uno sforzo maggiore, inoltre, le seghe occidentale devono essere più spesse. Le seghe giapponesi tagliano nella fase di trazione invece, e questo elimina del tutto il rischio di piegare la lama; quest’ultima quindi, proprio per questa ragione, può essere più sottile.

In conclusione le seghe giapponesi permettono di eseguire tagli più precisi con uno sforzo minore e in tempi più rapidi, asportano meno materiale dal legno e lasciano alla superficie di taglio una finitura più pulita e regolare rispetto alle seghe occidentali.