Il Tar decide per la riapertura della Cleprin, azienda “anticamorra” di Carinola

Carinola (Caserta) – Dopo tante difficoltà un sospiro di sollievo per gli imprenditori anticamorra Antonio Picascia e Franco Beneduce, che potranno riaprire la Cleprin, azienda di detersivi di loro proprietà ubicata a Carinola e la cui stessa esistenza è stata messa a dura prova dalla burocrazia. Il Comune di Carinola nei giorni scorsi ha disposto la chiusura della Cleprin per problemi di abusivismo edilizio, riguardanti tra l’altro non la stessa Cleprin ma l’azienda che c’era in precedenza.

A decidere per la riapertura è stato il Tar della Campania, che ha accolto il ricorso presentato dai due imprenditori in cui si chiedeva la sospensione dell’ordinanza di chiusura emessa dal Comune.

La notizia è stata data questa mattina a Casal di Principe durante gli Stati Generali delle Terre di Don Diana, evento realizzato per ricordare l’omicidio di camorra, avvenuto 24 anni fa in una chiesa di Casal di Principe, che ha visto come vittima il sacerdote don Peppe Diana. L’appuntamento si è svolto a Casa Don Diana, il bene di via Urano confiscato alla criminalità organizzata e in cui sono affisse le immagini di numerose vittime innocenti della camorra.

“Anche noi siamo delle vittime – dice Picascia – noi imprenditori che abbiamo denunciato il pizzo (Picascia e Beneduce hanno più volte denunciato e fatto condannare i camorristi del clan Esposito di Sessa Aurunca, ndr) e che dopo questo sacrificio ci ritroviamo a dover combattere con la burocrazia insensibile. Noi non abbiamo fatto alcun crimine abbiamo comprato nel settembre 2016, dal tribunale, lo stabilimento dove oggi sorge la Cleprin, abbiamo richiesto il condono per un abuso risalente probabilmente a 30 anni fa, così come suggeritoci dalla stessa autorità giudiziaria, essendo stati riaperti i termini; in un paese civile la nostra pratica sarebbe stata chiusa in 18 giorni, invece sono 18 mesi e siamo ancora qui”.

Vale la pena ricordare velocemente la storia recente della Cleprin, che nel 2015, quando aveva la sua sede a Sessa Aurunca, fu incendiata da individui vicini ai clan locali. Nel 2017, a marzo, fu riaperta a Carinola, ed esattamente un anno dopo è arrivata l’ordinanza di chiusura da parte del Comune.