Tar della Campania gli sospende la messa in quarantena per permettergli di andare a comprare le sigarette

Uomo che fuma

Mentre milioni di italiani rispettano le regole, un’assurda sentenza scalfisce il muro che doveva mantenere riparate le norme di urgenza da cavilli e ricorsi

Il 20 marzo 2020, in piena emergenza di pandemia, il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, relatore il giudice Santino Scudeller, ha sospeso il provvedimento di diffida e di messa in quarantena emesso nei confronti di un avvocato a seguito di contestazione dei Carabinieri di Casal di Principe (CE) che gli proibiva di uscire di casa per quattordici giorni, cioè fino all’1 aprile.

Sembrerebbe che l’uomo fosse entrato in contatto con un infetto da virus, o che fosse rientrato in Campania da una delle “zone rosse” dopo il divieto di spostamento. In ogni caso, come decine di migliaia di altri italiani nelle stesse condizioni, non poteva uscire di casa.

Il giorno dopo avere ricevuto la diffida, l’avvocato. ha invece presentato ricorso al Tar della Campania che stranamente, come i tribunali di tutta Italia, sarebbe dovuto essere fermo trattando solo le udienze gravi ed urgenti.

Il ricorrente ed avvocato ha trovato un giudice che, non curante del coronavirus, ha esaminato il  ricorso depositato e in tempi brevissimi gli ha dato ragione con una sentenza che così si è pronunciata: “accoglie l’istanza e per l’effetto sospende l’atto di diffida e la messa in quarantena”.

Anche questo un primato napoletano, un giudice del Tar della Campania è diventato il primo magistrato ad annullare in nome della legge i provvedimenti che in queste ore stanno cercando disperatamente di mettere argine all’avanzata dell’epidemia.

La motivazione, in base alla quale si è “riscontrata allo stato degli atti la verosimiglianza di quanto dedotto in esito alla essenzialità del percorso seguito dalla propria abitazione per l’approvvigionamento presso il punto di distribuzione automatico di tabacchi”, ovvero la necessità di comprare le sigarette. Inoltre, il ricorrente ed avvocato ha dedotto che sarebbe dovuto andare in udienza a Cassino il mercoledì successivo, e successivamente in udienza a Napoli il 2 aprile.

L’avvocato ha deciso che a lui la quarantena che gli era stata imposta non andava bene, perché lui doveva andare a lavorare e doveva andare a prendersi le sigarette per cui il giudice gli ha dato ragione ed ha annullato il provvedimento con cui gli era stato proibito di uscire di casa.

Il ricorso è stato accolto “con esclusivo riferimento all’atto di diffida e messa in quarantena in relazione ai detti impegni professionali, nei limiti di quanto ad essi necessariamente connesso e nel rispetto di tutte le altre misure, condizioni e precauzioni note al ricorrente”.

La drammaticità della cosa è che l’avvocato era stato messo in quarantena per 14 giorni perché c’era il sospetto concreto che potesse stare incubando il virus, con il rischio di spargere il contagio tra quelli che sarebbero stati in contatto con lui nei giorni successivi. Rischio tuttora evidente ad oggi 24 marzo 2020.

Sentenza questa del Tar della Campania destinata a far discutere su una fattispecie di violazione della quarantena per coronavirus.

Per ulteriori approfondimenti: Studio Legale Civile & Penale Avv. Paolo Saracco