“Tartassati dalle tasse”. Biagio Izzo in scena al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

Sabato 14 alle ore 21, e domenica 15 dicembre alle 18.30 al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere sarà di scena Biagio Izzo in “Tartassati dalle tasse” una commedia scritta e diretta da Eduardo Tartaglia.

Lo spettacolo, della AG Spettacoli e Tradizione e Turismo, vedrà in scena il noto attore comico napoletano insieme a Mario Porfito, Magdalena Grochowska, Arduino Speranza, Roberto Giordano, e Adele Vitale. Le scene saranno a cura di Luigi Ferrigno, i costumi di Marianna Carbone, le musiche di Antonio Caruso, e disegno luci di Francesco Adinolfi. La produzione esecutiva è affidata a Giacomo Monda.

Sabato 14 dicembre, alle ore 19 Biagio Izzo e la compagnia saranno ospiti al Salone degli Specchi del Teatro Garibaldi per un incontro con il pubblico, condotto da Mimmo Cice.

Giulio Andreotti soleva dire che l’Umiltà, che di per sé costituisce una grande virtù, si trasforma in una vera iattura quando gli Italiani la praticano in occasione della loro dichiarazione dei debiti. “Io le tasse le pagherei. Ed anche volentieri! Se solo però poi le cose funzionassero veramente!…”

Quante volte abbiamo ascoltato simili confidenze? E quante volte anche la nostra coscienza di pur buoni ed onesti cittadini ha segretamente partorito concetti del genere?… Il problema, però, è che se poi davvero ragionassimo tutti quanti sempre così, come e perché mai le cose potrebbero veramente funzionare?

Sarà costretto improvvisamente a domandarselo anche Innocenzo Tarallo, 54 anni ben portati, napoletano, imprenditore nel settore della ristorazione: il classico “self made man”, che da nipote e figlio di baccalaiuolo si ritrova ora proprietario orgoglioso di un ristorante internazionale di sushi all’ultima moda.

E che dopo tanti sacrifici avrebbe voluto ora godersi anche un po’ la vita; magari anche grazie a qualche piccola “furbizia” di contribuente. E che si ritroverà invece in balia di mille peripezie e problemi. E soprattutto costretto a risolvere il quesito che angustia la stragrande maggioranza di noi: come è possibile che due parole che da sole evocano così tanta bellezza: “Equità” e “Italia”, quando si uniscono si contraggono dolorosamente come chi è in preda alla più dolorosa delle coliche addominali?