Un’esperienza sensoriale unica ha incantato il Belvedere di San Leucio, dove tromba, voce e pianoforte hanno dipinto l’aurora con note latino-jazz
SAN LEUCIO – C’è un momento magico in cui il mondo trattiene il respiro. Quando la notte ancora indugia tra le fronde e il cielo si tinge delle prime pennellate d’oro e rosa. È in quel preciso istante, alle prime luci dell’alba, che la Rassegna “Terrazza Leuciana – Echi di luce” ha scritto l’ennesima pagina di poesia sonora, regalando agli spettatori un’esperienza che ha saputo fondere tre elementi indissolubili: musica, arte e panorama.
L’alba che diventa melodia
Erano le 6:00 di una domenica mattina quando un folto gruppo di coraggiosi sognatori – quelli che non temono di scambiare il tepore del letto con l’abbraccio dell’aurora – ha popolato il Belvedere di San Leucio. E quale ricompensa per il loro sacrificio! Il sole, sorgendo maestoso alle spalle del Borgo borbonico, ha fatto da corona a uno spettacolo che ha sfiorato l’incanto.
A dare voce a questo momento sospeso nel tempo sono stati due artisti campani dal respiro internazionale: Arturo Caccavale, trombettista, cantante e compositore, e Alessandro Crescenzo, pianista, compositore e arrangiatore. Insieme hanno tessuto una trama sonora delicata come la brezza che accarezzava il volto degli spettatori, mentre il volteggio degli uccelli disegnava coreografie nel cielo che si schiariva.
Un dialogo tra tromba, piano e voce
Arturo Caccavale, artista poliedrico che ama spaziare dalla musica classica alle fusioni latin-jazz, dalla canzone napoletana ai successi pop, ha offerto una performance che ha lasciato senza fiato. La sua capacità di alternare l’esecuzione vocale a quella strumentale ha creato un dialogo perfetto tra tromba e voce, espresso con la stessa intensità emotiva e padronanza tecnica. Un doppio successo, un’identità artistica che si sdoppia senza mai perdersi.
«La musica è un ponte tra il cuore e l’infinito», sembrava suggerire ogni sua nota, mentre gli accordi si perdevano tra le antiche mura del Belvedere.
Al suo fianco, Alessandro Crescenzo ha saputo accompagnare e dialogare con pari maestria. Pianista dal tocco raffinato, capace di passare dalle performance solistiche all’accompagnamento con la stessa originalità e virtuosismo, ha dipinto tappeti armonici su cui la tromba di Caccavale ha potuto danzare liberamente. Improvvisazione e arrangiamento, i suoi cavalli di battaglia, hanno fatto il resto, trasformando ogni brano in un’esperienza unica e irripetibile.
Le note che hanno incantato l’aurora
Il tema del concerto – la dolcezza riflessiva dei suoni e delle parole – è stato declinato con coerenza assoluta. Nessun crescendo fragoroso, nessun impatto sonoro violento: solo un pianoforte, una voce e una tromba che hanno guidato l’ascolto attraverso un mondo magico e delicato, quasi onirico.
Il repertorio ha spaziato da capolavori intramontabili come “Over the Rainbow” a medley dedicati a due giganti della musica come Ennio Morricone e Astor Piazzolla. Commovente l’interpretazione di “Almeno tu nell’universo”, mentre particolare risalto è stato dato a due inediti – “Nu raggio ‘e sole” e “Nuie senza nuie” – che hanno confermato la vena compositiva dei due artisti.

Emozioni e ricordi
Durante l’esibizione, Caccavale ha voluto rendere omaggio al maestro Fausto Mesolella, con il quale ha avuto il privilegio di collaborare, e ha ricordato la magia del sax di Javier Girotto, compagno di progetti musicali come “Dalle Ande al Vesuvio”. Momenti di pura poesia che hanno arricchito un’esperienza già di per sé straordinaria.
Ma il vero momento di condivisione è arrivato quando il trombettista ha rivolto un pensiero speciale al pubblico presente, definendolo «parte essenziale di ogni esibizione dal vivo». E per dimostrarlo, ha duettato con gli spettatori in uno dei suoi brani, trasformando l’ascolto in partecipazione attiva, comunità che si fa musica.
Il genio dietro le quinte di un’organizzazione perfetta
Un grande applauso, infine, è andato a Gianni Genovese, il deus ex machina che per la quarta volta è riuscito nell’impresa di portare la grande musica al Borgo di San Leucio, sfidando persino l’ora insolita dell’alba.
Una scommessa vinta, grazie anche al prezioso supporto della Pro Loco Real Sito di San Leucio, che conferma come la bellezza non abbia orari e come la musica sappia trovare la sua strada anche nei luoghi più suggestivi, in quelle ore in cui il confine tra sogno e realtà si fa sottile come un velo di luce.
E mentre l’ultima nota si spegneva all’ombra del Belvedere, il sole ormai alto illuminava un pubblico che aveva imparato, ancora una volta, che l’alba è la migliore delle ouverture quando la musica sa trasformarla in poesia.










































