Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa

Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa

L’irruzione del personale delle forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza o anche Polizia Locale) in una chiesa aperta al pubblico culto.

Si è penalmente responsabili se si prega a voce troppo alta, coprendo la voce delle altre persone che sono presenti in chiesa.

E’ palese violazione di un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione (art. 19, Cost.). quello secondo cui, senza una preventiva comunicazione alla autorità ecclesiastica si irrompa durante la celebrazione di una messa, alla presenza di un qualsiasi numero di fedeli, e si interrompa la funzione, imponendo al sacerdote di non proseguire perché le “cerimonie” religiose, come quelle civili, sono sospese in forza di un D.P.C.M.

L’art. 5 del Concordato vieta l’ingresso della forza pubblica nei luoghi di culto e, pertanto l’azione delle forze dell’ordine, tranne casi eccezionali, è da considerarsi illegittima per cattiva interpretazione della normativa. Allorquando un decreto governativo riguarda la sospensione delle cerimonie, non già delle funzioni religiose. In particolare per la dottrina prevalente di deve intendere per funzioni gli atti essenziali del culto come i sacramenti e la messa mentre  per cerimonie gli atti che accompagnano il culto in modo decorativo e complementare come ad esempio le processioni.

In effetti in caso di misure urgenti per fronteggiare l’emergenza pandemica da Corona Virus non si ravvede il reato da parte delle Forze dell’Ordine di cui all’art. 405 del codice penale ovvero come azione di impedimento o turbamento del culto religioso. E la sospensione delle funzioni religiose anche se non espressamente menzionate in un decreto non significa di consentirle essendo l’obiettivo primario quello di evitare gli assembramenti. Quindi la questione tra cerimonie e funzioni non sussiste essendo da considerarsi prevalente il divieto imposto dal decreto in virtù del diritto alla SALUTE anche previsto dalla costituzione.

Resta evidente che eventuali condotte di turbamento delle forze dell’ordine di funzioni religiose sono assolutamente non punibili, anche in virtù della scriminante di cui all’art 51 c.p. che esclude la punibilità di quelle condotte che vengono eseguite in ottemperanza di un ordine dell’autorità legittimo ed urgente.

In definitiva laddove le forze dell’ordine dovessero interrompere una funzione di culto non commetterebbero alcun reato, essendo titolate a farlo in quanto la loro attività sarebbe tesa ad interrompere un reato ben più grave quale quello di epidemia.

Certamente l’art. 405  C. p. recita che per Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa viene inteso che: “Chiunque impedisca o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni. Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione fino a tre anni.

Commette “turbamento delle funzioni religione” chi impedisce e turba l’esercizio delle funzioni, cerimonie e pratiche di culto pregando ad alta voce al fine di coprire la voce dei celebranti e degli altri fedeli per cui  pregare a voce troppo alta in chiesa, perché potreste essere accusati del reato di “turbamento delle funzioni religiose”, previsto e disciplinato dall’art. 405 cod. pen.

Con la sentenza n. 3072 del 23 gennaio 2017 La Corte di Cassazione penale aveva confermato la sentenza della Corte d’appello di Napoli a seguito di quella del Tribunale di Torre Annunziata aveva condannato due imputati del reato di cui all’art. 405 c.p., “per avere, in concorso tra loro e con altri, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nella qualità di fedeli del culto cristiano evangelico frequentatori delle funzioni religiose celebrate nella chiesa di tale culto, impedito e turbato l’esercizio delle funzioni, cerimonie e pratiche di culto celebrate dai ministri competenti, in particolare pregando ad alta voce al fine di coprire la voce dei celebranti e degli altri fedeli ed insultando e minacciando reiteratamente i celebranti e gli altri fedeli presenti alle funzioni”.

Gli imputati erano stati accusati di essere penalmente responsabili per aver pregato a voce troppo alta, coprendo la voce delle altre persone che erano presenti in chiesa.