UIL Scuola Campania: “La dispersione è un problema sociale, non scolastico”

“Dalla lettura del rapporto di Save The Children sulla dispersione scolastica è evidente che il fenomeno non può essere semplicisticamente derubricato a problema della scuola, ma è legato al complesso delle condizioni sociali culturali ed economiche dei territori. E’ poi evidente che il fenomeno è più marcato nelle regioni meridionali, dove quelle condizioni sono più disagiate”.

Lo ha detto Roberta Vannini, segretaria generale della UIL scuola RUA della Campania commentando il rapporto “Alla ricerca del tempo perduto” di Save The Children.

“In Campania i ‘dispersi’ alla fine del percorso di istruzione sono il 19,8%, più che in ogni altra regione italiana, mentre ogni due giovani che trovano lavoro – afferma Vannini – ce ne sono tre che smettono definitivamente di cercarlo e di studiare entrando nel limbo dei Neet”.

“Intanto – spiega – bisognerebbe estendere il tempo pieno a ben 1.1587 classi per riallinearci con la media nazionale, con una spesa stimata di quasi 205 milioni di euro”.

Rinviando al fatto che Save the Children suggerisce un incremento della spesa al 5% del Pil, con investimenti che tengano conto delle realtà sociali, la segretaria generale regionale della Uil Scuola denuncia come, non tenendo conto di questa logica “il Def approvato in Consiglio dei Ministri ad aprile scorso prevede invece una diminuzione della spesa al 3,5% della spesa totale nel 2025 ed al 3,4-3,5% della spesa totale negli anni successivi, mentre i piani del PNRR non sembrano sposare per niente la logica proposta da Save the Children”.

“Il DEF approvato ad aprile, che riduce i fondi per la scuola – prosegue Vannini – ma aumenta al 2% del PIL quelli per le spese militari”. “Magari sarebbe il caso di discuterne”, aggiunge Vannini ricordando che il 25 settembre si vota e che sarebbe interessante sapere dai candidati e dalle forze politiche quali delle due logiche intendano seguire: “quella di Save the Children o quella del ‘nonsipuotismo’ dei bilanci statali?”, si chiede e conclude Vannini.