La rassegna letteraria trasforma il luogo della tragedia in uno spazio di riflessione collettiva, tra interviste impossibili e voci ritrovate
CASERTA – C’è un momento in cui il silenzio diventa assordante. È quello che segue la scomparsa di chi non ha mai avuto voce. È successo anche a Caserta, nei primi giorni di settembre, quando due morti in pieno centro hanno scosso la città, svelandone le crepe più profonde.
Ora, a distanza di settimane, quel silenzio viene rotto da un’iniziativa culturale che trasforma il dolore in consapevolezza collettiva. “Un Borgo di Libri” occupa simbolicamente piazza Sant’Anna, teatro di uno degli episodi più drammatici, con una proposta che unisce letteratura e impegno civile.
Le due morti che hanno scosso la città
Nei giorni scorsi, Guido, ex cameriere senza fissa dimora, è stato ucciso a botte in pieno giorno per il vile movente di 50 euro. Il suo aggressore, un cittadino rumeno, lo ha picchiato a morte mentre la città andava avanti, distratta.
A pochi metri di distanza, un altro dramma si consumava in sordina: Ahmed, clochard algerino di 65 anni, è stato trovato senza vita al monumento ai caduti, rifugio di molti senza tetto. La causa, probabilmente, un infarto determinato dalle condizioni di vita precarie. Due storie, due nomi, una sola indifferenza.
L’iniziativa culturale come risposta
“Un Borgo di Libri” non poteva restare inerme. La rassegna letteraria, giunta a una nuova edizione, ha scelto di fare della piazza il centro di un esperimento narrativo potente: le interviste impossibili. Un format che dà spazio a voci che normalmente non vengono ascoltate, che restituisce dignità attraverso le parole. Non si tratta di semplice intrattenimento, ma di un tentativo concreto di ricucire il tessuto sociale lacerato, offrendo una risposta culturale alla tragedia degli invisibili.
Piazza Sant’Anna: da luogo del delitto a spazio di memoria attiva
La scelta di piazza Sant’Anna non è casuale. È qui che Guido ha perso la vita, ed è qui che la comunità è chiamata a fare i conti con la propria responsabilità collettiva. Attraverso letture, performance e dialoghi immaginari, la piazza si trasforma in un luogo di memoria attiva, dove i passanti non sono più spettatori ma partecipi di un rito civile. L’obiettivo è restituire umanità a chi l’ha perduta, anche solo nel ricordo.
Il valore sociale della lettura nei luoghi della marginalità
L’iniziativa si inserisce in un più ampio movimento che vede la cultura come strumento di riscatto e inclusione. Portare i libri dove c’è stato dolore significa riappropriarsi degli spazi, ridare senso a ciò che è stato offeso.
La lettura diventa così un atto politico, una dichiarazione di esistenza contro l’indifferenza. I libri, come i monumenti, possono diventare rifugi, ma a differenza di questi ultimi, hanno il potere di parlare a tutti, senza distinzioni.
Un’eredità per il futuro
Ma cosa resta di tutto questo? L’eredità di questa iniziativa è duplice. Da un lato, la speranza che episodi come quelli di settembre non vengano più dimenticati o peggio, normalizzati.
Dall’altro, la volontà di costruire una rete di solidarietà che vada oltre l’evento occasionale. “Un Borgo di Libri” non si esaurisce con le sue interviste impossibili, ma apre un cantiere permanente di riflessione sulle fragilità della nostra società.
Il ruolo della comunità e delle istituzioni
La risposta della città è stata finora incoraggiante. Sono molti i cittadini che hanno partecipato agli eventi, segno che la scossa emotiva dei giorni scorsi ha prodotto uno smottamento nell’apatia collettiva. Ora la palla passa alle istituzioni, chiamate a trasformare questa attenzione in politiche concrete. La cultura può fare molto, ma non può sostituire interventi strutturali a favore dei senza dimora. La sfida è integrare l’azione culturale con le politiche sociali, in un circolo virtuoso che dia risposte sia immediate sia di lungo periodo.
Per gli invisibili, contro l’indifferenza
Piazza Sant’Anna è in pieno centro ma è una piazza della periferia più estrema di Caserta: la statistica ci avrebbe dovuto mettere in allarme già da tempo sui rischi che correvamo. Gli episodi di piccola violenza o di risse erano e sono continui e «Un Borgo di Libri», come fece nel 2021 per Gennaro Leone, ragazzo diciottenne ucciso a coltellate a via Vico, a due passi proprio da piazza Sant’Anna, prova a smuovere le coscienze.
«Ci proviamo a fare qualcosa. Cambiamo il nostro festival e i suoi giorni per provare a dare una risposta all’emergenza sociale o almeno provarci. Occupiamo la piazza centralissima e periferica di Sant’Anna a Caserta, noi che siamo nati per il borgo medievale di Casertavecchia – spiega Luigi Ferraiuolo, direttore ed ideatore del festival – per dare un segno. L’indifferenza si combatte con l’I care: con il me ne preoccupo, ne ho cura. Ogni luogo, se lasciato a sé stesso, anche nel quadrilatero della moda o a piazza di Spagna a Roma, può diventare uno spazio di solitudine in mezzo a luci sfavillanti. La nostra intervista impossibile prima a piazza Sant’Anna e poi al Monumento ai Caduti avrà questo significato.
«Le Interviste impossibili» erano nate proprio per mobilitare la città in luoghi diversi, lo faranno cercando di attirare le persone dove serve che si aprano gli occhi sulla realtà che ci circonda. E gli attori saranno giovani studenti del Liceo Classico Giannone, curati dalla professoressa Daniela Borrelli: un segno nel segno, perché i migliori ragazzi della città proveranno a rimboccarsi le maniche per dare la sveglia a tutti noi».
L’appuntamento con le prime due interviste impossibili «per gli invisibili e contro l’indifferenza», a cura del laboratorio teatrale del Liceo Classico Giannone di Caserta, curato dalla professoressa Daniela Borrelli, è per venerdì 4 settembre a piazza Sant’Anna, alle 18.30, di fronte al Santuario.
IL FESTIVAL: DAL 5 AL 20 E SORPRESE
Il festival, dopo l’anticipazione imprevista ma fondamentale per noi del 4 settembre, apre il 5 settembre con un concerto all’alba a Casertavecchia alle 06.18 a Palazzo Giaquinto, già sede dei nostri Concerti di una notte di mezza estate. Non a caso è organizzato sempre con l’Associazione musicale Anna Jervolino del maestro Antonino Cascio. Al termine, alle sette circa del mattino, passeggiata all’alba per i vicoli del borgo antico del direttore del festival con i partecipanti ai concerti e con la «Compagnia del festival».
«Proviamo a formare una squadra, una compagnia di amici del festival – spiega Ferraiuolo – non solo degli organizzatori o dei visitatori ma anche di intellettuali e appassionati del bene comune cittadino e provinciale, che resterà poi sempre operativa nel nostro festival».
Gli appuntamenti sono gratuiti, come sempre a Un Borgo di Libri, ma su prenotazione (inviare richiesta alla mail unborgodilibri@gmail.com, indicando nome cognome, telefono e oggetto della prenotazione). La rassegna proseguirà poi 11, 12, 13, 19 e 20 settembre a Casertavecchia e Caserta, con anche iniziative a sorpresa o dettate dall’attualità.
«Non viviamo in un mondo effimero separato dalla realtà – aggiunge Ferraiuolo – ma stiamo nella società e nei suoi problemi. Non a caso i temi del festival non dimenticano la realtà della vita: i Cammini sono la nostra quotidianità».
CAMMINI E SIFFRIDINA PELLEGRINA
Siffridina diventa una pellegrina escursionista, secondo il nostro straordinario fumettista e disegnatore Simone Vignoni, con scarpe da trekking, zaino in spalla, conchiglia dei cammini. Il personaggio storico del borgo di Casertavecchia, scelto da «Un Borgo di Libri» come madrina della nostra rassegna, viene fatto rivivere ogni anno dal giovane disegnatore e fumettista romano Simone Vignoni nella contemporaneità, o nel mito, in maniera sempre nuova ed entusiasmante.
Quest’anno Siffridina assomiglia alternativamente a una pellegrina in viaggio lungo i cammini della fede e della vita o a una socia del Cai, il Club alpino italiano, in cerca di luoghi nascosti e solitari dove meditare e riflettere; oppure dimenticare il passato o conoscerlo come abbiamo fatto a Ventaroli e Carinola alla ricerca di Matilde Serao o a Letino, alla ricerca delle nostre radici greche e medievali. Non a caso il Lete è proprio il fiume della dimenticanza e dell’oblio.
“Il senso di Cammini – conclude Ferraiuolo – è proprio quello di confrontarci con la vita: cammini di senso, crescita personale, viaggio intellettuale. Dopo aver “azzeccato” il tema dello scorso anno: “Odissee”, anticipando il grande revival omerico dovuto al film di Nolan, adesso proviamo a intercettare le nuove sfide della nostra società occidentale alla ricerca di un cammino per ritrovare sé stessa».









































