Università: l’istituzione più dimenticata durante la pandemia

Università, l’istituzione più dimenticata durante la pandemia

In questo ultimo anno vessato dalla pandemia, la questione università è stata parecchio intricata: in ogni DPCM vi è sempre un riferimento alla scuola; il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, appare in qualsiasi telegiornale per comunicare aggiornamenti riferiti alla scuola, ma dell’università non si è quasi mai parlato.

Quelle poche informazioni disponibili sull’organizzazione universitaria sono raramente annunciate direttamente dal ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, il quale, dopo aver descritto con ben poche parole la situazione, non si dilunga in merito.

Da alcuni giorni le università campane hanno presentato tale dicitura ai propri studenti: “Gli esami di profitto potranno svolgersi sia a distanza che in presenza, nel rispetto delle direttive nazionali e regionali e sulla base delle indicazioni del Rettore dell’Ateneo, nonché nel rispetto delle misure di sicurezza indicate dalla Ripartizione Prevenzione e Protezione di Ateneo”, aggiungendo inoltre che “E’ sempre prevista la modalità di esame da remoto per tutti gli studenti che hanno particolari esigenze connesse con lo stato di salute o qualsiasi altra condizione che impedisca loro lo svolgimento dell’esame in presenza, previa comunicazione al docente”.

Dunque un qualche spiraglio di normalità sembrerebbe ormai essere all’orizzonte per gli studenti universitari, se non fosse per il fatto che alcuni professori sembrano non aver ben compreso le disposizioni fornite dai vari rettori. Molteplici, infatti, sono le segnalazioni degli universitari che si trovano “obbligati” a sostenere esami in presenza, pena l’impossibilità di prendere parte all’appello.

Al di là della questione di semplice comodità, o di tranquillità, derivanti dalla possibilità di sostenere un esame da remoto, il problema si pone nel momento in cui persino uno studente positivo al Covid-19, ma fortunatamente asintomatico, è stato messo innanzi alla scelta di presentarsi di persona oppure vedere sfumare la possibilità di dare un esame.

Oltre alla prepotenza mostrata da questi (fortunatamente pochi) docenti, emerge la sottostima e la leggerezza con la quale questi delicati argomenti vengono trattati in un ambiente pubblico come l’università, e che potrebbero portare all’espansione di una situazione già fin troppo emergenziale.