A Venezia conto da 1100 euro per quattro bistecche e una frittura mista

Un conto particolarmente “salato” sarebbe stato presentato ad alcuni turisti giapponesi in visita in una delle città più belle del mondo, Venezia. La città lagunare era già finita sui giornali di tutto il mondo, oltre che per le sue bellezze, anche per casi simili, ma mai si era arrivati prima ad una cifra così alta. Il locale in questione, vicino a piazza San Marco, non godeva di buone recensioni su TripAdvisor già prima di questo episodio, ma i commenti degli utenti potrebbero peggiorare ulteriormente dopo che i proprietari (non italiani) del ristorante hanno chiesto 1100 euro ai 4 nipponici per quattro bistecche, una frittura mista, acqua e servizio.

E non sarebbe l’unica truffa capitata al gruppo di sfortunati turisti perché, come riporta l’Ansa, altre tre ragazze, fiutando la possibile fregatura, avrebbero scelto di recarsi in un altro locale dove non è andata molto meglio: per tre piatti di pasta con il pesce hanno pagato la bellezza di 350 euro, e il ristorante in questione sarebbe lo stesso che qualche mese fa è finito al centro delle polemiche per aver presentato ad altri tre turisti un conto da 526 euro.

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro su Twitter ha già affermato di voler verificare l’episodio facendosi inviare la copia delle denuncia per poi eventualmente punire gli esercenti del locale: per questo motivo ha dato ordine al comandante della Polizia Municipale Marco Agostini di indagare sull’accaduto. Ma i veneziani, che si considerano parte lesa in questa situazione, vogliono risolvere definitivamente il problema: tra tutti i locali del centro storico almeno il 50% non sono gestiti da cittadini locali ma da imprenditori mediorientali e cinesi che molto spesso spacciano le proprie attività come completamente “made in Italy” al fine di attirare clienti.

Così Marco Gasparinetti, portavoce della piattaforma civica Gruppo 25 Aprile che ha reso noto il caso della comitiva giapponese, ha deciso di stilare e pubblicare nei prossimi giorni sulla pagina Facebook che gestisce un decalogo con consigli dettagliati sulle situazioni da evitare per “sopravvivere” all’imminente Carnevale. E nel frattempo alcune associazioni locali stanno invece pensando di attribuire una sorta di bollino di garanzia, un marchio registrato che attesti non solo la correttezza dei gestori del locale ma anche la venezianità dell’esercizio commerciale.

Fonte: Ansa