I versi di Attilio Bertolucci dedicati al mese di Settembre

I versi di Attilio Bertolucci dedicati al mese di Settembre
SANCARLO50-700
delpicar700
ENJOY1
previous arrow
next arrow

Settembre è quel mese che lentamente sveste la natura dai leggeri abiti estivi per iniziarla a vestire di nuovi colori. La luce del sole, che illumina i prati, le colline, i boschi diventa da luminosa a tenue. Il caldo pian piano cede il posto al venticello, all’aria frizzantina, alle piogge a volte abbondanti. Non senti più l’afrore, afoso e soffocante, ma percepisci il dolce profumo della terra umida, dei grappoli d’uva, del mosto. Il vento fruscia tra gli alberi, rianimati dopo l’immobilismo estivo, danzanti in aliti d’aria. Proprio a questo mese sono stati dedicati i versi della poesia che abbiamo scelto per oggi.

Attilio Bertolucci, il poeta delle riviste

Questo poeta, nato nella zona di Parma nel 1911 e morto a Roma nel 2000, è famoso non solo per i suoi scritti ma anche per i figli Bernardo e Giuseppe Bertolucci, illustri registi. Egli nasce come poeta, la poesia lo accompagnerà per tutta la vita ma fu anche altro: docente di lettere e storia dell’arte, traduttore di William Wordsworth e Charles Baudelaire, sceneggiatore e documentarista, in quanto l’altra sua passione fu il cinema. I primi versi risalgono all’età infantile.

Le prime sillogi sono Sirio e Fuochi in novembre. Stringe amicizia con gli intellettuali del tempo, collabora con riviste letterarie e cinematografiche ed è caporedattore della rivista Guanda. Nel 1951 pubblica la raccolta La capanna indiana ed inizia a collaborare con la RAI. Suoi cari amici furono il Gadda e Pasolini e si dedicherà molto alle riviste letterarie ed aziendali, come quella dell’Eni, collaborando anche con la Garzanti. Nel 1971 escono le poesie Viaggio d’inverno ed il suo primo poema in più libri La camera da letto a partire dal 1984. Come saggista, i suoi studi sono raccolti nel saggio Aritmie.

Altri versi usciranno con i titoli Alle sorgenti del Cinghio del 1993 e La lucertola di Casarola del 1997. Appartenente alla poetica del Saba, del Penna e del Caproni, con influenze crepuscolari e pascoliani, si oppone agli ermetisti. La sua città, Parma, con il contado, la natura e gli affetti sono temi che si ritrovano spesso nei suoi componimenti. Ha ricevuto nel 1951 il Premio Viareggio con La capanna indiana, Penna d’oro da parte della Presidenza del Consiglio, il Premio Feltrinelli.

Il cielo di settembre

Come ho anticipato nell’introduzione, i versi della poesia Settembre ci descrivono il mese da diversi punti di vista. Leggiamo la poesia:

Settembre

Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse


fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi


giorno che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.

La natura è la protagonista di questo sonetto, richiamata dal cielo, dagli alberi, dall’erba e dalle farfalle eppure leggendo i versi finali c’è il riferimento anche all’amore. Natura ed amore erano i temi scelti dai poeti idilliaci greci e dai poeti dell’Arcadia rinascimentale. Quindi questa poesia è anche un omaggio ai letterati di quel genere.

Il poeta descrive in viva visione le sensazioni che la natura circostante gli fa percepire: il cielo sgombro da nubi, luminoso che gioca tra gli alberi nei boschi e tra le tegole della città; l’erba bagnata dalla rugiada che è luogo scelto per le danze amorose delle farfalle. La natura è l’elemento che più è consono a descrivere le emozioni dell’amore.

Allora ecco che le farfalle sembrano i pensieri d’amore negli occhi dell’amata. Un amore fresco proprio come settembre, che scorre pacifico, senza ricordi tristi o nostalgici. Gioioso, perché l’amore ispira il canto proprio come il mese descritto, che appare agli occhi del poeta come un paradiso di felicità dove il cuore finalmente trova pace, quell’eterna calma che è simile al Paradiso celeste ma è data, invece, dalla bellezza dell’amore.