Immensità
Bellissima, immobile e impietosa,
nell’immensità spietata m’inghiotti
mentre il canto di un’ invisibile musa
rapisce il silenzio di queste mie notti
e una lacrima al viso non adusa
solca il tempo inesistente;
tra le gote, prepotente,
un’emozione s’è schiusa
Questa è la poesia di Vincenzo Tagliaferri, vincitore della I° edizione del concorso poetico Il Grido della Selva, organizzato da Lara Di Carlo, titolare della casa editrice PandiLettere. Alla premiazione, tenutasi martedì presso la FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori, oltre Lara di Carlo, era presente il Presidente della FUIS Natale Rossi che ha teso sottolineare lo stato drammatico delle librerie italiane, molte delle quali stanno chiudendo; Magda Vigilante, studiosa del Novecento letterario italiano, che ha commentato criticamente le poesie scelte per la silloge, lette dall’attrice Tiziana Narciso, capace di commuovere gli stessi presenti mentre interpretava i componimenti. Tra i primi sei vincitori, con nostra gioia, è stata selezionata anche la sammaritana Giuseppina Castaldo.
Una silloge molto particolare
La raccolta poetica, contenente le poesie vincitrici e selezionate del concorso, come mi ha spiegato la fondatrice, nasce così:
Il Premio Letterario Nazionale “Il Grido della Selva” è nato in primo luogo dall’amore per la poesia approfondito negli anni a partire dalla mia laurea in Lettere conseguita presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con una tesi sulla poesia di Arturo Onofri. Ho sempre desiderato, oltre a scrivere poesie io stessa e a studiare i testi poetici degli autori del Novecento, aiutare nuovi talenti a emergere per donare emozioni a un mondo che ha tanto bisogno di poesia. Poi mi sono scontrata con una realtà editoriale che sembra ostacolarla in tutti i modi possibili a favore della narrativa. E allora ho deciso che avrei introdotto per gradi questa perla rara nella mia casa editrice PandiLettere con poche pubblicazioni preziose, non tanto perché perfette da un punto di vista formale, ma perché umane e trainanti, in grado di farsi “pane” per gli esseri umani. Desidero che la poesia non sia qualcosa di artificioso e lontano dagli esseri umani, poiché è l’essenza stessa dell’uomo, ciò che fa vibrare la sua anima. E non potevo fermarmi qui, la mia anima lirica aveva bisogno di “gridare” e così è nato il Premio “Il Grido della Selva” per invitare tutti i poeti a riappropriarsi della parte più autentica di sé stessi brutalmente lacerata dalla nostra società e a intonare un inno alla vita, alla natura colta in tutte le sue sfumature, in tutti i suoi aspetti delicati, colorati e talvolta inquietanti.
Più specificatamente per l’antologia ha aggiunto:
Questa antologia raccoglie le 46 poesie selezionate della prima edizione del Premio Letterario Nazionale “Il Grido della Selva” bandito a ottobre 2020 dalla mia casa editrice Pan di Lettere con il patrocinio della FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori. Il tema delle poesie è “le piante”, la leggiadria e la bellezza del mondo vegetale in tutte le sue sfumature, un inno alla vita, alla natura colta in tutti i suoi aspetti delicati, colorati e talvolta inquietanti. In queste poesie si avverte il bisogno della natura di riaffermare se stessa, il desiderio di recuperare qualcosa di genuino, autentico. È il grido della natura che ci travolge attraverso versi emozionanti, un “urlo silenzioso” che l’essere umano dovrebbe imparare ad ascoltare. Sono tante le piante alle quali hanno dato voce i poeti dell’antologia, e ognuna è speciale, preziosa nel su genere, capace di catturare la nostra attenzione con le sue foglie, i suoi fiori e frutti, i suoi canti, le sue danze e anche le sue spine. È un invito ad “abbracciare” la natura, sentendosi parte integrante di essa, ad amare “la piccola sorgente” che è in ognuno di noi, a riscoprire un mondo apparentemente semplice ma ricco di tante sfaccettature che possono essere ammirate soltanto da chi è ancora in grado di osservare la realtà con gli occhi di un bambino e scorgere nello spettacolo della natura un’opera d’arte da accogliere con amore, una sinfonia dell’Anima, nella quale si percepisce “il respiro della terra”.
Vincenzo Tagliaferri ed il suo amore per la poesia
Vincenzo Tagliaferri di Afragola musicista, classe ’84, compositore e poeta, è famoso per la sua versione poetica del mito di Orfeo ed Euridice dal titolo Chi ha ucciso Euridice, edito nel 2016 e ristampato nel 2019 per i tipi della LFA Publisher. Di seguito l’intervento che mi ha rilasciato:
Innanzitutto ringrazio Lara di Carlo e la sua casa editrice Pan di Lettere per avermi premiato come primo classificato nell’ antologia poetica da lei pubblicata intitolata “Il Grido Della Selva” e che da ciò che ho letto finora è veramente meritevole. All’attivo come pubblicazioni letterarie ho una brevissima poesia intitolata “Scrivo Perché” pubblicata nella raccolta poetica “Il Federiciano” edita dalla Aletti Editore nel 2014, per cui ho ricevuto un attestato di merito, e un poema sul mito di Orfeo ed Euridice intitolato “Chi ha ucciso Euridice? Il mito di Orfeo e Euridice”, scritto in versi e in rima (per lo più alternata) che mi sta dando tante soddisfazioni, edito dalla Lfa publisher una meravigliosa realtà campana rigorosamente NOEAP. Più che un poeta io mi definirei un musico, e come scherzosamente dico spesso, oltre alla chitarra talvolta mi piace “suonare anche le parole” attraverso l’uso anisosillabico del verso e la rima spesso alternata. Ho scritto “Immensità” durante un soggiorno in Francia mentre transitavo con l’auto su un’autostrada immersa in una splendida vallata, e forse complice anche la musica di sottofondo (“l’invisibile musa”) sono stato preso da una sorta di smarrimento unito a una sorta di fascinazione e se da un lato ciò mi faceva sentire piccolissimo generandomi una strana inquietudine, dall’altro mi commosse distogliendomi dai miei affanni ( o forse sublimandoli) in un periodo un po’ buio (“il silenzio di queste mie notti”). Ciò che ho voluto esprimere quindi è proprio questa caratteristica della natura, bellissima, immensa ma comunque spietata nelle sue leggi o nei suoi fenomeni ambientali con i quali impietosamente distrugge e ricrea. Un po’ ciò che si esprime nel famosissimo dipinto di Munch, L’urlo, con la differenza che lì c’è soltanto terrore e smarrimento mentre nel mio caso a ciò si aggiunge fascinazione e commozione. Mi rifaccio così a ciò che affermava Edmund Burke in epoca preromantica parlando del cosiddetto “Delightful Horror” il terrore che affascina.
Un plauso, quindi, al poeta che possa sempre viaggiare a vele spiegate nel mare della poesia.








































