Violino nel progetto della Reggia di Caserta: ve ne eravate mai accorti?

Troppo interessante il particolare che Luigi Vanvitelli decise di realizzare quando cominciò a progettare la bozza del Palazzo Reale, che rappresenta Caserta per antonomasia, e che invece costituisce a livello italiano uno dei più bei capolavori mai creati.

Nelle prime settimane di gennaio l’intera Campania è stata interessata da un’intensa nevicata, la quale ha messo in evidenza ciò che uno degli architetti più importanti, su commissione di Carlo di Borbone, abbia mai pensato prima: un violino che si estendesse su tutto il perimetro della reggia e oltre, che circondasse il grande monumento e che rendesse ancora più sensazionale la bellezza del sontuoso palazzo.

Probabilmente pochi precedentemente a questo momento, avevano avuto modo di conoscere la genialità di Vanvitelli, che a suo tempo non avrebbe mai ipotizzato, non avrebbe mai potuto immaginare quanto la sua Reggia (e quella di suo figlio Carlo, che in seguito alla sua morte ha proseguito i lavori)  sarebbe diventata importante mese dopo mese, anno dopo anno, secolo dopo secolo.

Costruita in 93 anni, dal 1752 al 1845, con 42 metri di altezza e formata da 5 piani, la Reggia di Caserta è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco nel 1997: evento da considerare soltanto come uno dei tanti traguardi di cui Vanvitelli, se ancora fosse vivo, potrebbe essere più che fiero.

In tutto ciò, il violino non è l’unico strumento musicale a risuonare tra le mura della Reggia; infatti quest’ultima fu una delle prime residenze in cui erano presenti i bidet, definiti per l’appunto strani oggetti a forma di chitarra, che in realtà provenivano dalla Francia, con cui il re Carlo di Borbone non intratteneva propriamente ottimi rapporti, ma da cui, al contrario, era sempre diviso a causa di una forte rivalità: è anche per questo che egli decise e affidò la realizzazione della Reggia a Luigi Vanvitelli; desiderava sovrastare i Francesi e la loro Reggia di Versailles, edificata circa mezzo secolo prima.

A quanto pare, quindi, niente è mai stato fatto per caso e senza un preciso scopo nel progetto del grande maestro Luigi Vanvitelli.