“Una vita violenta” di Pier Paolo Pasolini: un capolavoro da riscoprire e da attualizzare

Pier Paolo Pasolini

“Una vita violenta” è una delle opere più famose di Pier Paolo Pasolini nonchè finalista al premio “Strega” del 1959, vinto poi da Tomasi di Lampedusa con “Il Gattopardo”.

Il protagonista della storia è Tommaso Pulzilli,un ragazzo originario di una poverissima famiglia di borgata nella Roma dei primi anni ’50. L’indigenza della famiglia e il degrado dell’ambiente circostante fanno sì che il ragazzo sia dedito a piccoli crimini che, di fatto, ne permettono la sopravvivenza in un ambiente misero e spietato.

La galera e il fidanzamento con la giovane Irene, permettono a Tommaso di acquisire una coscienza politica e civile che lo elevano dal rango di ragazzo di strada a quello di onesto cittadino.

Il cambiamento è tale che il ragazzo, durante un’ alluvione che devasta la già fragile borgata, nonostante il principio di tubercolosi che da tempo lo affliggeva, rischia la propria vita sfidando la calamità e salvando alcune persone.

L’eroico atto gli causa un peggioramento della salute tale da farlo morire. Il suo sublime sacrificio non gli varrà altro che l’intitolazione di un centro sociale.

Si tratta di un romanzo di denuncia sociale che non si limita ad analizzare la vita quotidiana di quelli che vengono considerati “cittadini di Serie B” ma, in maniera molto informale, fa anche un’accurata disamina dei loro stati d’animo.

Partendo da quest’ultimo spunto si può fare un parallelo tra lo scrittore friulano e Giovanni Verga; entrambi abbracciano la tesi secondo cui la fiumana del progresso scorre inesorabile travolgendo i deboli, proprio come una mareggiata fa con i frutti di mare ancorati allo scoglio.

Quest’opera, estremamente attuale, fa capire quanto l’inclusione, l’istruzione o l’interesse alla politica, facciano sì che anche gli appartenenti alle più infime classi sociali possano compiere una sorta di “redenzione” sia morale che materiale.

Una scena del film del 1962 diretto da Paolo Heusch e Brunello Rondi, tratto dal romanzo di Pasolini

Quanto sarebbe utile al giorno d’oggi studiare un’opera simile? Sicuramente moltissimo.

Nonostante il progresso economico abbia fatto sì che situazioni come quella dello sventurato protagonista non siano più all’ordine del giorno, il problema della violenza e del degrado giovanile in Italia è ancora diffuso.

Nel caso di Tommaso la matrice dei crimini, spesso, è il bisogno; al giorno d’oggi invece è quasi sempre la noia a spingere i giovani a delinquere.

Come si fa, allora, a sconfiggere questo fenomeno? Nella stessa maniera con cui Tommaso si è redento: occorre leggere, istruirsi,  cercare l’inclusione e quindi contatti umani che portino a migliorarci.

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