Stiamo vivendo la nostra vita o la stiamo solo “indossando” per compiacere gli altri?

Certamente tutti pensiamo di viverla, pensiamo sia giusta così com’è ed è raro che ci chiediamo se stiamo veramente vivendo la nostra Vita… o… stiamo indossandone, una, per compiacere chi della sua vita ne fa veramente ciò che desidera anche schiacciando e annullando altri !?!

Il “far piacere” agli altri, si impara dalla fanciullezza “Se mi accompagni, ti voglio ancora più bene…”, e noi eseguiamo ciò che ci viene chiesto per essere gratificati.
Poi c’è il passaggio da casa a scuola e qui iniziano i primi seri problemi; “relazionarsi con gli altri”, “confrontarsi con gli altri”, sembra semplice, vero? Ma non è così!

O almeno non lo è per la maggior parte delle persone, quelle che sono cresciute timide, educate, altruiste, rispettose… solo che non lo diciamo, seguiamo l’onda pur di trovare uno spazio con chi “domina” il campo, cerchiamo di comportarci come loro, anche se spesso, molto spesso, non ci riconosciamo (frutto di un educazione familiare diversa, di un contesto sociale diverso!) ma ci “sacrifichiamo” solo per essere “accettati”, vestiamo come loro, parliamo come loro, imprechiamo come loro, diamo spazio a loro e ai loro desideri!!
No, non stiamo vivendo la nostra Vita ma è la vita che fa piacere agli altri: compagni, compagne, maestre, professori, parenti…e altri!!!

Nei vari passi successivi, la pubertà, l’università, l’innamoramento, i matrimoni, la famiglia, i figli, i nipoti, tutto diventa più difficile e gravoso.

Con un minimo di maturità, iniziamo a porgerci delle domande, ma è tardi, è troppo tardi, purtroppo!

Ci siamo impegnati per gratificare tutti, nessuno escluso, ma fino ad oggi, chi ha gratificato noi?

Nemmeno noi stessi!

La Vita non deve essere “vissuta” in questo modo, deve essere “indossata” come un vestito, ma è la nostra Vita e non quella degli “altri” che deve essere indossata! Deve essere portata con “dignità e carattere” fieri di indossarla, non permettiamo agli “altri” di ridurre il nostro “vestito” in brandelli, non è giusto che la nostra esistenza si riduca a trainare un macigno (non desiderato) per dare spazio ai desideri altrui, dobbiamo essere contenti di quelli che siamo, nel bene e nel male e (perché no!?!) anche saper chiedere qualcosa per noi: rispetto per il “lavoro” fatto, per l’esperienza e l’amore profuso, quel rispetto che è scomparso con l’abbattimento di quei “paletti” che una volta ergevano la buona educazione e la fede!